Rifugio Deffeyes (2.494 m.) e Passo Alto o Haut Pas (2.860 m.)
– sentiero da La Joux – (Italia – Valle di La Thuile)
escursione di trekking particolarmente appagante, che si svolge in un ambiente di alta montagna, sempre vario,
con panorami da favola dall’inizio alla fine. Bisogna considerare un totale di oltre 9 ore di cammino e circa 1.300 m.
di dislivello, sul grandioso tracciato dell’Alta Via n° 2: una favola
Località di partenza: La Joux 1.603 m. (La Thuile)
1° Punto intermedio: 1° Cascata del Rutor
2° Punto intermedio: 2° Cascata del Rutor
3° Punto intermedio: 3° Cascata del Rutor
4° Punto intermedio: Lac du Glacier 2.145 m.
5° Punto intermedio: Rifugio Deffeyes 2.494 m.
Punto di arrivo: Passo Alto o Haut Pass 2.860 m.
Quota di partenza: 1.603 m.
Quota massima raggiunta: 2.860 m.
Dislivello: circa 1.257 m.
Posizione: il punto di partenza è dal piccolo parcheggio della minuscola frazione di La Joux (poco dopo La Thuile)
Difficoltà: E [scala delle difficoltà]
Ore: circa 4h 30 minuti in andata e 4h al ritorno
Periodo: da metà giugno a metà ottobre, previa verifica delle eventuali condizioni di innevamento
Attrezzatura richiesta: classica da trekking
Segnavia: Alta Via n° 2
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli
Chi l’ha detto che non si può avere tutto (e di più) nello stesso giorno?
Tre grandiose cascate.
Un primo lago.
Un rifugio.
Altri due laghi.
Poi si raggiunge un passo e infine dopo oltre 4h di salita e 1.300 m. di dislivello, ci si guarda attorno e si ammira il panorama.
Ma lassù, ben presto mi accorgo di non essere assolutamente da solo, bensì “accerchiato” da una decina di stambecchi,
che per nulla intimoriti, mi restano accanto, mentre mi commuovo per l’emozione.
Incomincia adesso il racconto di un giro da sogno nel cuore della Valle d’Aosta.
Per semplicità descrittiva, e cercando di sintetizzare, suddividerò questa relazione in tre differenti capitoli:
“la salita alle tre Cascate del Rutor”, “la salita al Rifugio Deffeyes 2.500 m.”; e infine “la salita al Passo Alto 2.860 m.”
LA SALITA ALLE TRE CASCATE DEL RUTOR
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E’ l’ultimo giorno del mese di agosto, quando una mattina presto, con solo 3° di temperatura, raggiungo in macchina
la minuscola frazione di La Joux, che dista pochi km dopo La Thuile.
Il parcheggio (a pagamento), non è ampio, accoglie una decina di auto, il consiglio è quindi di anticipare l’arrivo
per avere ancora posti a disposizione.
Segnalo che in alta stagione, la strada che da La Thuile conduce a La Joux viene chiusa al traffico veicolare
dalle ore 9 alle ore 18
Tuttavia il bus navetta, permette di raggiungere comodamente La Joux.
I cartelli con le indicazioni delle varie mete, si trovano a poca distanza dal parcheggio, nei pressi del ponticello in cemento
che attraversa la dora, che da questo punto in avanti resterà sempre alla nostra destra.
Oggi seguiremo costantemente il segnavia n° 2: il triangolino nero su sfondo giallo è il riferimento dell’Alta Via n° 2
Un itinerario ottimamente tracciato e ottimamente segnalato, che attraversa molte zone selvagge della Valle d’Aosta
e buona parte del percorso, si snoda tra il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Parco Regionale del Mont Avic.
Poco dopo il parcheggio, il sentiero si inoltra fin da subito all’interno di un fitto bosco di larici e abeti rossi
e in una decina di minuti ci porta alla 1° Cascata del Rutor (1.700 m.): una impressionante colata d’acqua che precipita
verso valle da un salto di roccia di svariate decine di metri.
L’immensa portata d’acqua genera la Dora del Rutor.
Tra la prima cascata e la seconda, ci sono circa 40 minuti di salita che avvengono su ampia e comoda mulattiera,
che man mano che si prende quota, si trasforma in grossi “gradoni” in pietra.
Scorci del massiccio del Monte Bianco, sono visibili tra i “buchi” della pineta: un incanto.
La seconda e la terza cascata del Rutor, che si trovano a poca distanza l’una dall’altra, rispettivamente a circa
1.850 m. e 2.000 m. di altitudine, sono tra le più spettacolari della Valle d’Aosta, con salti d’acqua impetuosi
e particolarmente scenografici.
La costruzione di un recente ponte in acciaio, permette di attraversare la 3° cascata, passando da una sponda all’altra.
Il (piacevole) frastuono generato dalla caduta dell’acqua sulle rocce, fa percepire l’immensa portata che scende verso valle.
Le Cascate del Rutor si generano dallo scioglimento del Ghiacciaio del Rutor, classificato come il più grande
della Valle d’Aosta.
L’immensità e la continuità dell’acqua che scende verso valle, per quanto sia impressionante e spettacolare
sia da vedere che da fotografare, dovrebbe far riflettere sullo scioglimento anomalo del ghiacciaio che anno dopo anno,
perde spessore e si ritira costantemente….
Prestare attenzione al terreno nei pressi delle cascate, che può risultare scivoloso, in quanto bagnato dagli schizzi
e dall’acqua polverizzata.
DALLE CASCATE DEL RUTOR AL RIFUGIO DEFFEYES
Superata la terza Cascata del Rutor, seguendo il segnavia n° 2, si prosegue mantenendo la sinistra su un sentiero
che sale costantemente con frequenti gradini in pietra e che ci porterà in breve tempo, fuori dal bosco.
Qui i primi raggi del sole vanno a illuminare e colorare un ambiente montano che si apre completamente rispetto
a quello che abbiamo visto fino adesso.
Si giunge così nei pressi di un immenso pianoro erboso denominato Plan de la Lière a 2.145 m. di altitudine.
Questo grande piano erboso è in parte bagnato dal piccolo e antico Lac du Glacier, che un tempo era ben più esteso.
Il Lac du Glacier, con il passare degli anni, sta scomparendo, e si sta trasformando autonomamente in una torbiera.
Attualmente si presenta con un colore marrone scuro, racchiuso in una piccola conca e contornato da un prato verde.
Un colpo d’occhio stupendo.
Si supera un ponticello in legno costruito nel 1934 dal Battaglione Aosta e lasciando alla nostra destra il Lac du Glacier,
si procede lungo il sentiero che da qui in poi salirà costantemente a zig zag, formando degli stretti e numerosi tornanti
e andando prima a oltrepassare una pietraia e poi continuando su un terreno misto.
Il panorama che avrete tutto attorno è da cartolina.
Si arriva così alla base di un canalone che si risale per una ventina di minuti, fino a veder spuntare all’orizzonte
il bianco candido del Ghiacciaio del Rutor e poco dopo sulla destra la sagoma del Rifugio Deffeyes che lo si raggiunge
in circa 5 minuti con un ultimo tratto pianeggiante.
Per arrivare fino qui, bisogna mettere in conto circa 3h di salita partendo da La Joux e 900 m. di dislivello.
Il Rifugio Deffeyes, ai piedi del Ghiacciaio del Rutor è generalmente aperto solo nei tre mesi della stagione estiva
(da giugno a settembre), è stato costruito nell’anno del 1953 ed ha una capienza di 60 posti letto.
Il locale invernale ha invece 4 posti letto.
Fuori dal rifugio, una serie di tavoli in legno con le relative panche, consentono nelle giornate di sole,
di pranzare con la vista di tutta una serie di creste e punte, quali la Testa del Rutor, lo Chateau Blanc, il Flambeau
e la Becca Bianca, mentre guardando dal lato opposto, avrete il Monte Bianco: non potete chiedere di meglio.
DAL RIFUGIO DEFFEYES AL PASSO ALTO o HAUT PAS
Dopo una breve sosta nei pressi del rifugio, ho ripreso il cammino per raggiungere Passo Alto.
Sono due gli itinerari che permettono di arrivare a destinazione.
Il primo devia sulla destra, poco dopo aver superato il Rifugio Deffeyes, mentre il secondo, quello da me percorso,
(lasciando il rifugio alle proprie spalle), prosegue dritto, seguendo l’Alta Via n° 2
La prima parte del sentiero è rilassante, costeggia un torrente d’acqua dallo scorrimento particolarmente tranquillo
e, tutto attorno, abbiamo sia sul lato destro che su quello sinistro delle immense distese di erba verdissima.
Il silenzio e l’incanto di questo luogo è “disturbato”, solo dai fischi delle marmotte, probabilmente poco abituate
al passaggio di “estranei” in questo luogo solitario.
Io in tutto il tracciato dal Rifugio Deffeyes al Passo Alto, (sia in andata che al ritorno) ho incontrato solo una coppia
di escursionisti.
Dopo circa mezz’ora di cammino pressoché in piano e quasi tutto su manto erboso, le cose cambiano.
Il sentiero della Comba des Ussellettes sempre ottimamente segnalato, inizia a salire in modo deciso e l’ambiente
si fa decisamente più selvaggio.
Il prato lascia il posto a enormi massi e cumuli rocciosi, classici di alta montagna.
Bisogna seguire con attenzione i tanti bollini gialli, e le frecce, che permettono di zigzagare su un tracciato dove il grigio
è il colore predominante.
Si avanza così per circa un’ora, e ci si porta nella parte alta della Comba des Ussellettes, in un contesto quasi lunare,
dove ci si ritrova da soli, perché da queste parti gli “escursionisti di passaggio”, sono davvero pochi.
Ci si avvicina a una parete rocciosa, e si risale un canalone aggirando enormi massi: la traccia rimane sempre evidente,
perfettamente indicata.
Si arriva così, al Passo Alto o Haut Pas, (2.860 m.) in circa un’ora 1/2 e ulteriori 400 m. di dislivello dopo aver lasciato
il Rifugio Deffeyes.
Un grande ometto in pietra, “abbracciato” da bandiere tibetane, segna il traguardo che ho previsto per oggi.
Il Passo Alto mette in comunicazione tra loro La Thuile, con l’alto vallone di Promoud che fa parte del comune di La Salle.
Superfluo dire che il panorama da quassù è uno spettacolo senza fine.
I meravigliosi laghetti verdi di fusione, denominati Laghi di Ussellettes sono cartoline.
Tuttavia è inevitabile non osservare la marcata sofferenza del Ghiacciaio des Ussellettes che anno dopo anno,
perde inesorabilmente terreno e spessore: una pena senza fine, nonostante la maestosità del luogo,
che regala fotografie da sogno.
Ma le sorprese non sono finite.
Dopo circa 4 ore 1/2 di salita, mentre poso lo zaino per sedermi ad ammirare questo luogo sublime, mi accorgo
di non essere assolutamente da solo, come avevo immaginato.
Infatti, accanto a me, a pochi metri, 9 stambecchi mi osservano rilassati mentre prendono il sole.
In punta di piedi, cercando di disturbare il meno possibile, guardo questi animali straordinari, tanto grandi, quanto agili,
abituati a vivere in condizioni climatiche estreme.
A loro manca solo la parola, per poter comunicare.
Chissà quante storie, quante avventure, quante situazioni, avrebbero da raccontare e io, in rigoroso silenzio,
potrei solo imparare.
Ma qual’è la ragione che dopo una settimana di intenso lavoro in azienda, nell’unico giorno libero a mia disposizione,
mi porta ad alzarmi alle 5 della mattina, prendere la macchina, raggiungere La Joux, camminare per ore, e superare
quasi 1.300 m. di dislivello?
La risposta è semplice: sono momenti come questi, dove ci si ritrova a “tu per tu” in un luogo magico di alta montagna,
che danno un senso alla mia vita.
Dove della mondanità e del consumismo più sfrenato, intriso in una società pressoché fallita, non c’è fortunatamente
alcuna traccia.
E sarei pronto a rifare tutto per altre mille volte e poi ancora.
Perché è qui che riscopro il vero valore delle cose e dell’ambiente che mi circonda: maestoso, grande in ogni dettaglio,
sempre pronto ad accogliermi.
Vi lascio qui sotto qualche scatto.
Il mio consiglio, se avete ancora un pò di tempo a disposizione, quando da Passo Alto rientrate verso il Rifugio Deffeyes,
con una breve deviazione, si può raggiungere la Cappella di San Grato e di Santa Margherita, ubicata su un piccolo
promontorio tra il Lago del Rutor o di Santa Margherita e il Lac des Seracs.
Questa minuscola chiesetta è stata costruita 3 secoli fa, per proteggere La Thuile dalla forza dirompente delle valanghe,
dopo che una enorme slavina travolse l’intero villaggio.
Il percorso di rientro verso La Joux, avviene sullo stesso tracciato che si è affrontato all’andata.
In totale si cammina per oltre 9 ore, ma lo spettacolo dura dall’inizio alla fine, e vale la pena viverlo a pieno.
A fine giornata resterà dentro di voi per lungo tempo un ricordo indelebile.
Questo ricordo è denominato: Alta Via n° 2 – tratta La Joux – Passo Alto.
Relazione e fotografie di: Michele Giordano
Note: escursione di trekking lunga e (un pò) faticosa, che si snoda in un ambiente di alta montagna, sempre vario,
sempre ricco di panorami, cascate, laghi, ghiacciai, fiori, stambecchi, marmotte…
Il tracciato è perfettamente segnalato dall’inizio alla fine.
Da evitare in caso di nebbia o scarsa visibilità, in particolare nella tratta Rifugio Deffeyes – Passo Alto, dove potreste
avere difficoltà di orientamento.
Giro particolarmente appagante, forse uno dei più attraenti e seducenti della zona.
Non resterete mai delusi, anzi….. vi stregherà.
