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Colle della Mologna Grande 2.390 m. – Rifugio Alfredo Rivetti 2.150 m. –
Col Lazouney 2.400 m.
(Italia – Valle di Gressoney)

percorso lungo e faticoso ma bellissima escursione lungo versanti isolati e quasi deserti

intestazione colle della mologna grande

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Località di partenza:
frazione Niel, Gaby, Valle di Gressoney

Quota di partenza: 1.550 m.
Quota di arrivo: 2.400 m. (quota max. Col Lazouney)
Dislivello: 1.090 m. (dislivello positivo)
Posizione: il Colle della Mologna Grande si trova tra la Punte Tre Vescovi e i Gemelli di Mologna sullo spartiacque tra
il Piemonte e la Valle d’Aosta (Alpi Biellesi)
Il Rifugio Rivetti è situato su un terrazzino erboso poco sotto il Colle della Mologna Grande sul lato Piemontese,
mentre il Col Lazouney è posto sempre al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta sulla stessa cresta a un’ora di distanza dal
Colle della Mologna Grande.

Difficoltà: E [scala dei livelli delle difficoltà]
Ore: 7h a/r
Periodo: da metà giugno a fine settembre
Attrezzatura richiesta: classica da trekking
Discesa: per la via di salita dopo essersi ricongiunti alla prima parte del sentiero provenendo dal Col Lazouney
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

Per l’escursione odierna ho scelto la bellissima Valle di Gressoney, la prima laterale che si incontra entrando
in Val d’Aosta.
La mia gita non toccherà oggi le pendici del più famoso massiccio che da qui si può raggiungere, ossia il Monte Rosa.
Mi fermerò molto prima, cercando di andare ad esplorare una zona meno conosciuta sullo spartiacque tra il
Piemonte e Vallée.
La sinistra orografica della Valle di Gressoney, infatti, dall’inizio alla fine è solcata da sentieri.
Alcuni portano a facili laghi, altri a rifugi e altri ancora a passi, o forcelle, che consentono lo sconfinamento regionale.
Come obiettivo di giornata mi sono posto anche la salita alla Punta Tre Vescovi, poco distante in linea d’aria dal
Colle della Mologna Grande.
Risalgo la valle di Gressoney e raggiungo il paesino di Gaby, dove svolto a destra per Niel.
Raggiungo queste poche case e parcheggio davanti ad una grande baita che funge anche da ristoro, La Gruba.
Il tempo è bellissimo, non una nuvola all’orizzonte e la giornata si preannuncia grandiosa.
Niel è un bellissimo balcone panoramico a ben 1.550 metri di altitudine affacciato sulla parte bassa di questa valle.
Proprio di fronte si staglia un imponente gruppo montuoso le cui cime sono il Weiss Weib, il Mont Nery e
la Becca Torchè, questi ultimi due più alti e rocciosi rispetto al primo più boscoso.
Da questa località, come vedo sulle indicazioni adiacenti al punto ristoro, si possono raggiungere varie mete tra cui
anche il colle che mi sono prefissato oggi.

Non c’è nessuno ai ranghi di partenza oltre a me.
Mi incammino su una bella stradina tutta lastricata, che passa sul retro della Gruba in direzione della Mologna Grande.
Man mano che salgo, passo accanto a diverse costruzioni in pietra, alcune semidistrutte, adagiate in un bel pianoro
verdeggiante.
Matta e Stubin sono le principali.
Queste casette in pietra sono tutte collegate tra loro da questa stradina che in vari punti prende varie deviazioni ed è
delimitata da muretti a secco.
Salgo con lieve pendenza in questa grande piana ma in fondo, oltre gli alberi, vedo già il pendio farsi più severo.
Dopo Stubin la pendenza aumenta un po’ e il sentiero sale dritto per un bel prato fino alle baite di Schtovela, in
buono stato ma ora deserte.
Attraverso queste malghe-alpeggi faticando un po’ a rimanere sul sentiero che intuisco dall’erba appiattita.
La zona è anche un po’ fangosa con la vegetazione spesso alta.
Mi fermo un attimo per guardarmi intorno ma da qui non ho ancora un bel panorama.
Sono da solo, nessuno mi ha raggiunto o vedo che mi precede.
Evidentemente non sono in molti a percorrere questi itinerari piuttosto isolati.
Arrivo alla fine degli alpeggi e torno sul comodo sentiero che, entrando in un bel bosco di abeti, torna ad essere marcato.
Arrivo ad un guado del torrente Lazouney, dove è in costruzione un ponte in ferro a cui ora manca il tavolato.
Poco male, non c’è acqua ora e bastano pochi metri per essere sulla sponda opposta.
Lascio a sinistra la deviazione che sale diretta al Colle di Lazouney e procedo dritto.
La salita si fa dura ora, procedo un po’ a tornanti tra gli alberi e grosse pietre, con una vista più interessante sui monti della
valle di Gressoney fotografati anche da Niel.
Tra grossi massi, radici e una bella fioritura di rododendri supero un primo pendio ritrovandomi alla destra di un’altra
baita abbandonata.
Ancora pochi metri e mi ritrovo in una gola strana, fatta di roccia, erba e bassa vegetazione. 

Sto camminando sotto le pendici dei Gemelli e presto arriverò in vista anche del mio colle.
Dopo un breve tratto di calma apparente, un enorme gradino roccioso mi costringe a faticare ancora per arrivarne in
cima dove, ormai è un classico della zona, un’ennesima baita in pietra risulta in parte distrutta e abbandonata.
Il sentiero sale ancora un po’ e mi conduce in un pianoro verde meraviglioso, direttamente sulla sponda del piccolo
laghetto di Grekij dove nelle sue acque si riflettono questi pendii di erba e pietre.
Sono ormai a buon punto e lo capisco guardando in alto sopra di me.
Se non mi sbaglio sulla cresta che vedo c’è anche il Colle della Mologna Grande.
Un ultimo sforzo mi porta a rimontare questo pendio finale, il meno impegnativo alla fine, anche se su pietraie.
Mi viene incontro di corsa in discesa una ragazza che probabilmente si sta allenando per qualche gara di skyrunning.
Io, che a correre su questi terreni non ci penso neanche, arrivo col mio passo ad un grosso ometto di pietra poco sotto al
colle dove su varie targhette sono scritti i vari percorsi possibili.
A sinistra parte il sentiero per il Col Lazouney, mentre a destra quello che seguo per la mia destinazione e che poi
volendo scende in Piemonte fino al Rifugio Rivetti, dato qui a soli quindici minuti.

Ancora pochissimi minuti ed è fatta, sono al colle, sotto alla Punta Tre Vescovi che si innalza alla mia sinistra.
Una targhetta di metallo indica una quota di 2.390 metri che differisce da quella riportata sulla cartina, 2.349 metri, e
da quella sulla segnaletica a Niel, 2354 metri.
Chi avrà ragione?
E soprattutto, possibile dare informazioni sbagliate, anche se di poco, nella nostra epoca così evoluta tecnologicamente?
Io non avendo l’altimetro, solo per comodità, do per buona la quota riportata al colle che anche se sbagliata,
differisce solo per pochi metri che non fanno la differenza.
Tale differenza la fa invece ora il meteo per me e purtroppo arrivato quassù devo frenare ogni mio entusiasmo.
Lo scenario che compare di fronte ai miei occhi sul versante opposto sembra quello della Pianura Padana in autunno.
Non vedo assolutamente nulla!
Nebbia, nebbia ovunque che si taglia col coltello e la cosa, venendo appunto dalla pianura, non mi mancava di certo.
Rimango spiazzato e deluso anche se la posizione in cui mi trovo è surreale.
Vi è una linea netta di demarcazione e praticamente sono diviso a metà.
Metà del mio viso è al sole, e l’altra metà nel grigiore della nebbia.
Ovviamente l’unico panorama che posso vedere è quello dal lato valdostano con le montagne di Gressoney in
prima fila e il Monte Bianco sullo sfondo.
Mi raggiunge anche una coppia di escursionisti che avevo superato poco prima di giungere al laghetto.
Loro scenderanno al Rifugio Rivetti, mi dicono, mentre io inizialmente penso a cosa sia giusto fare data la situazione.
La mia intenzione era quella di salire alla Punta Tre Vescovi e spiego loro che magari andrò a vedere la fattibilità di questa
salita e in caso negativo scenderò anch’io al Rivetti.
Ogni tanto le nubi si diradano solo per qualche frazione di secondo, danno l’illusione di un possibile miglioramento. 

Salgo quindi sulla sinistra per una cresta esposta tenendomi alle rocce, fino ad arrivare ad una grossa sporgenza a
forma di punta e affacciata nel vuoto.
La strada qui finisce e non mi è possibile proseguire.
Mi siedo dunque per tentare di scorgere un altro sentiero che deve per forza essere presente.
Dopo un po’ lo vedo, più in basso.
Torno leggermente indietro e mi porto sotto queste rocce ma poi mi blocco subito.
Questa traccia è quella giusta, sale alla Punta Tre Vescovi, ma il sentiero affronta un tratto esposto e delicato tra erba e
rocce nel quale è vietato sbagliare appoggiando i piedi.
Nulla di alpinistico o complicato, basta fare attenzione.
Ma con questa nebbia non me la sento proprio di rischiare.
A che pro dopotutto?
Anche se riuscissi in questo passaggio e arrivassi fino in cima, sarei comunque un puntino nella nebbia fittissima.
Zero visuale, zero panorama, zero foto.
Mi convinco che non vale la pena.
La montagna non si muove di certo, e io posso sempre tornare.
Ripercorro quindi il breve tratto di cresta e mi accingo a scendere al rifugio.
La discesa dal versante Biellese è breve, circa mezz’ora al massimo, ma la via si dipana tra grossi blocchi di roccia e
pietre più piccole.
Seguo i bolli bianco-rossi, fintanto che appena sotto di me appare un terrazzino verde col rifugio che in breve raggiungo.
Questo sarebbe un ottimo balcone in posizione strategica per ammirare i monti di Biella e la vallata sottostante, ma oggi
le nebbie non mollano la presa.
Al rifugio entro solo per raccogliere il timbro e salutare i due escursionisti intenti a pranzare al tavolo, poi esco sul
terrazzino, ben coperto data la fresca temperatura.
Peccato, questo balcone e questo rifugio mi piacciono veramente molto e avrei voluto prolungare la mia permanenza,
ma oggi proprio sarebbe inutile, non si vede nulla.
Mentre mi preparo per la risalita giungono al Rivetti tre escursionisti partiti da Piedicavallo, in Piemonte, intenti a
lamentarsi per aver effettuato quasi tre ore di salita in queste condizioni.
Io sono stato fortunato, basta che torni sul lato valdostano per riabbracciare il sole.

Così faccio, ma quando giungo di nuovo al Colle della Mologna Grande le nubi hanno invaso per metà anche
la Valle d’Aosta.
Che sfortuna!
La visuale non è comunque così brutta come poco fa, e così dopo essermi riportato al grande ometto di pietra sotto il
valico, imbocco il sentiero che mantenendomi in quota mi porterà ad un altro colle, quello di Lazouney.
Questa traversata, di circa un’ora dal luogo in cui mi trovo adesso, avviene su di un comodo sentiero che solo a tratti
affronta qualche pietraia o qualche roccetta dove alcuni ometti vengono in aiuto.
La traccia però è sempre chiara ed è impossibile sbagliare.
A circa metà percorso la mia attenzione è richiamata da forti belati che sembrano vicini a me.
In realtà non è così, ma un enorme gregge di pecore è intento ad osservarmi dall’alto di un pianoro erboso poco sotto
ad alcune rocce.
Bellissime, ma mentre passo prego perché stiano dove si trovano, vista una precedenza esperienza con loro un
po’…invasiva.
Arrivo finalmente ad un altro grande ometto di pietra con altre indicazioni.
Prendo a destra e, come indicato sulla segnaletica, dopo cinque minuti sono al Colle Lazouney.
È una posizione strana questa, un colle dove però dall’altra parte non vi è discesa, ma inizia un bel pianoro chiuso da
una catena di cime che si affacciano su Alagna, sempre in Piemonte.
Non c’è molto come panorama, (e questa volta le nubi non c’entrano), ma il posto proprio perché molto remoto e
solitario merita più che una visita.
Anche su queste rocce una targhetta indica una quota diversa del colle rispetto a quella indicata sulla cartina e sulla
segnaletica posta a fondovalle.
Evidentemente questa zona deve essere stata rilevata in altitudine da almeno tre persone, ognuna con
strumenti tarati diversamente.
Magari queste tre persone, non trovando un accordo, hanno voluto mettere la loro misura in tre posti differenti e
mentre penso a questa cosa buffa, mi metto a ridere da solo.
Non procedo oltre ma torno indietro ripassando quindi dall’ometto di pietra dove proseguo dritto.
La situazione meteo intanto è peggiorata anche qui, le nubi hanno preso possesso di questa valle ormai, anche se uno
spiraglio verso il fondovalle rimane aperto.
Scendo comodamente tra erba e qualche pietra, transitando sulla soglia di altre baite isolate, come quella di Kiwsull.
Dopo un altro lungo tratto rientro nel bosco e, camminando sulle sponde di un torrente, (su questo versante ve ne sono
ben quattro, tutti chiamati Lazouney) mi ricollego al bivio di questa mattina col ponte in ferro in costruzione.
Ripercorro facilmente a ritroso la parte mancante fino a Niel che ritrovo a pomeriggio inoltrato.
Una bellissima escursione lungo versanti isolati e quasi deserti che mi rimarrà certo impressa.
Peccato per la giornata guastata dal meteo e per la cima mancata, ma prima o poi so che quando lassù il sole tornerà a
splendere, io intraprenderò un nuovo viaggio, una nuova grande avventura.

Relazione e fotografie di: Daniele Repossi


Note:
percorso lungo e faticoso che dalla Valle d’Aosta supera il Colle della Mologna Grande per scendere in Piemonte al
Rifugio Rivetti, risalire e toccare il Col Lazouney, prima di tornare a Niel.
La gita si svolge sempre su sentieri ben segnalati, che nella parte alta si svolgono tra grosse pietre e massi rallentando
la marcia.
Prestare attenzione nel tratto in discesa dal Colle della Mologna Grande al Rifugio Rivetti, in quanto la zona è spesso
invasa dalle nebbie.
La salita al Rifugio Rivetti può anche avvenire più comodamente da Piedicavallo in Piemonte, sempre con circa tre ore
di cammino.