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Le 11 regole per vivere la montagna in sicurezza

regole per vivere la montagna in sicurezza
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Come comportarsi, nel caso ci si perda in montagna…

Nel malaugurato caso in cui realizziamo di esserci persi, seguiamo questi semplici passaggi:

  1. Non perdiamo la calma: è la cosa più importante e assolutamente necessaria.
    Non è sicuramente facile a farsi, è vero, ma se ci facciamo prendere dal panico correndo a destra e a sinistra, imboccando strade a caso magari non segnate rischiamo di peggiorare (e di molto) la situazione.
    Senza contare l’enorme dispendio di energie che la cosa comporta, (calcoliamo sempre che probabilmente siamo già stanchi dal cammino percorso in giornata).
    Con uno stato di panico, gli errori che si possono commettere possono avere conseguenze anche tragiche.
  2. Rilassiamoci un momento: il mio consiglio è di individuare una zona comoda (come una radura, la riva di un torrente o un pianoro), sedersi per un po’ e riposare.
    Mangiamo e beviamo qualcosa, recuperiamo un po’ di forze.
    Avremo sicuramente la mente più fresca per analizzare la situazione e prendere la decisione migliore.
    Nella maggior parte dei casi la soluzione si trova sempre.
  3. La valle come sicurezza: per prima cosa dobbiamo scendere, tornare a valle in qualche modo.
    Lì infatti troveremo più passaggio di persone che ci possono aiutare, mezzi di trasporto ecc.
    La “civiltà” diciamo.
    E’ banale dirlo, ma se ci siamo persi, dobbiamo tenere presente che scendendo da un pendio o un versante della montagna prima o poi a valle ci arriveremo e ritroveremo la sicurezza.
    Se ci troviamo sulle sponde di un torrente e la discesa è agevole possiamo seguire il corso dell’acqua.
    A valle arriveremo sicuramente.
    La risalita della montagna è quasi sempre sconsigliata, a meno di non essere sicuri, (cioè dopo aver studiato per bene la zona sulla cartina), che nelle immediate vicinanze si trovi un rifugio o un alpeggio custodito.
  4. La tecnologia: se abbiamo con noi un GPS o un satellitare portiamoci in una zona a cielo libero, dove il segnale dello stesso non è ostacolato da alberi, rocce, ecc. e proviamo a reimpostare il percorso.
    Sicuramente ci rimetterà sul percorso corretto, anche se questo comporta a volte il dover tornare sui propri passi, fino al punto in cui abbiamo deviato dalla giusta via.
    Teniamo presente che anche il sole ci viene in aiuto, sorge a est e tramonta a ovest.
  5. Cartina e punti di riferimento: in alternativa studiamo bene la nostra cartina, facciamo mente locale del percorso che abbiamo affrontato e cerchiamo di ricordare qualche elemento particolare che abbiamo incontrato all’andata.
    Un punto di riferimento che può essere una baita, una roccia, un ponte, un albero particolare ecc.
    Sulla cartina cerchiamo di individuare questo elemento e anche qui ripercorriamo il nostro cammino fino al punto corretto.
  6. Nell’ipotesi peggiore: in caso proprio siamo impossibilitati a muoverci perché non siamo proprio in grado di ritrovare la strada e magari il sole sta tramontando, l’unica alternativa è allertare i soccorsi con uno dei mezzi a nostra disposizione.
    Cellulare (se c’è segnale) o satellitare.
    In mancanza di questi strumenti diventa utile scrivere sul terreno con rami o rocce la scritta SOS o HELP.
    Anche un piccolo fuoco può tornare utile, stiamo però attenti a non provocare incendi.
    Dall’alto sicuramente questi segnali saranno visibili e qualche elicottero sorvolerà certamente la zona.
    Nell’attesa dobbiamo essere preparati per affrontare la notte in montagna.
    Facciamo dunque un inventario dei viveri e dell’acqua rimasta e razioniamo il tutto.
    Devono durare il più a lungo possibile.
    Cerchiamo poi un posto riparato dove passare le ore notturne.
    Non posizioniamoci accanto a torrenti o cascate.
    Il rumore dell’acqua ci impedirebbe di sentire i soccorsi.
    La cosa fondamentale durante la notte è mantenere il corpo al caldo, specialmente d’inverno e, in alta quota, anche d’estate.
    A volte è utile accendere un piccolo fuoco ma non sempre è possibile.
    Un riparo o una buca nella neve fanno la differenza.
    Cerchiamo di coprirci e di muovere sempre gli arti inferiori e superiori, ogni tanto alziamoci e facciamo piccoli passi anche sul posto.
    In questo modo evitiamo congelamenti.
    Manteniamo sempre i nervi saldi, parliamo con noi stessi senza addossarci la colpa di quanto è successo.
    Una disavventura può capitare a tutti, anche alle migliori guide.
    Dobbiamo sempre essere positivi e continuare a ripeterci che riusciremo a farcela.

    Relazione di: Daniele Repossi
    Grafica di: Michele Giordano