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Monte Cazzola 2.330 m. – invernale – (Italia – Alpe Devero)
il tracciato è sicuro e passa dove non c’è pericolo di valanghe
Pur ad una quota modesta la cima offre un panorama a 360° su tutto il comprensorio e anche oltre

piana del devero

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Località di partenza:
Alpe Devero

Quota di partenza: 1.631 m.
Quota di arrivo: 2.330 m.
Dislivello: 699 m.
Posizione: balcone panoramico nel cuore del Parco Naturale Veglia-Devero, poco distante dall’Alpe Devero
Difficoltà: WT2 [scala dei livelli delle difficoltà]
Ore: 3h a/r
Periodo: da dicembre a fine marzo (per la salita invernale)
Attrezzatura richiesta: ciaspole o ramponi, bastoncini
Discesa: per la via di salita o lungo la pista da sci
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

Non pensavo fosse così stretta questa strada.
A malapena passa solo una macchina in alcuni punti.
Non è un tragitto lungo, ma questo tratto che va da Goglio all’Alpe Devero è tortuoso e angusto.
Mi sto infatti recando a Devero da dove partirò per questa escursione con le racchette.
Anche se ne ho sempre sentito parlare molto bene, non sono mai stato in questo posto e la mia curiosità è alle stelle.
Strano che per la mia prima escursione qui abbia scelto l’inverno, stagione bellissima ma nella quale per forza di cose
molti percorsi non sono fattibili.
Dopo aver superato Baceno e raggiunto Goglio, sto salendo con l’auto lungo questa statale.
Superati i primi tornanti mi fermo in un largo spiazzo prima di una galleria, per munirmi di biglietto all’apposita macchinetta.
Infatti, questa strada è a pagamento.
È una giornata bellissima ma fa piuttosto freddo così che saltello un po’ per scaldarmi.
Rimonto in auto e imbocco il tunnel che, oltre allo stupore, mi costringe a porre ancora più attenzione alla guida.
Stupore non per la galleria in sé, ma dove si è mai visto un tunnel con pezzi di ghiaccio simili ad iceberg che sbucano
dall’asfalto?
Sorrido sorpreso, ma certo è che questi blocchi, non molti per fortuna, possono essere pericolosi.
Strano che nessuno li abbia tolti.
Uscito all’esterno percorro un ultimo tratto a tornanti e, poi di nuovo un tunnel prima di arrivare al parcheggio
sottostante l’Alpe Devero, (la zona è vietata ai veicoli a motore e non è possibile proseguire oltre).
Questo ultimo tratto, molto stretto, da qualche tempo è a senso alternato, con un semaforo ne regolamenta il traffico.
Ottima cosa direi.
Pensavo di trovare poca gente alle 9 del mattino e invece i (pochi) parcheggi sono già affollati.
Per fortuna un posto lo trovo, fermandomi un pochino prima lungo la strada.
Questo grande pianoro fa parte del Parco Naturale Veglia-Devero e qui non si viene per fare sci da discesa (per fortuna).
Vi è solo una pista con una seggiovia ma oggi è chiusa.
La maggior parte delle persone effettua ciaspolate o sci-alpinismo, quando ancora non passeggia per le poche case e
alpeggi che sorgono sparsi.
Come noto anch’io non appena raggiungo la piana vera e propria, non sono moltissimi i sentieri battuti, la maggior parte è wild, anche se qualche pista per il fondo c’è. 

La salita al Monte Cazzola oltre ad essere molto frequentata, è anche il percorso più sicuro della zona, senza
pericolo di valanghe.
Vengo a sapere questo parlando con due scialpinisti che il giorno prima mi dicono di aver provato a salire i pendii
oltre Crampiolo, un piccolo borgo un po’ più avanti nei pressi del Lago Devero.
Volevano portarsi in direzione della Punta della Scatta ma dopo i primi metri sono stati costretti a fare dietrofront.
Il pericolo valanghe era troppo forte, essendoci molta neve anche piuttosto molle.
Rimango quindi all’inizio di questo pianoro in località Ai Ponti, come indica il primo cartello che incontro.
Nome azzeccato dato che tra tutto questo biancore, molti ponticelli sono stati costruiti sui vari torrenti che solcano la zona. Prendendo la direzione indicata sulla segnaletica, mi dirigo sotto le vertiginose pareti del Pizzo Bandiera puntando
dritto al piccolo borgo di Piedimonte.
Poco prima, sulla sinistra c’è la stazione a valle della seggiovia del Monte Cazzola.
Della folla presente al parcheggio, quasi nessuno prende la mia direzione.
Passo accanto alle case in pietra di Piedimonte e, lambendo l’orlo di un ruscello per qualche metro, entro nel lariceto
dove la traccia inizia a salire.
Il larice, pur essendo una pianta aghifoglie, non è un sempreverde e in questa stagione risulta spoglio.
Più che un lariceto ora mi sembra di fare lo slalom tra paletti di legno e tronchi abbattuti.
La neve è ghiacciata nella parte in ombra in cui mi trovo, mentre nei tratti al sole sul pendio opposto si intravede già
qualche chiazza d’erba.
In questo primo tratto la pista è molto stretta e più che le ciaspole ci vorrebbero i ramponi che purtroppo oggi
non ho con me.
Faccio un po’ fatica ad avanzare “a papera” in questo corridoio stretto che aggira ogni singolo tronco, ma
piano piano prendo quota.
Dopo una curva decisa la traccia entra nel vallone di Buscagna.
Gli alberi si diradano un po’ così che le ciaspole trovano meno asperità sul terreno.
Arrivo ad un guado su un torrente dov’è posizionato un piccolo ponticello di legno che però presenta nel mezzo una
cresta di neve alta un metro.
Ci sta a malapena un piede, e io maledico ancora una volta di aver lasciato i ramponi in auto.
Mi metto di traverso e con le mani mi tengo al corrimano di legno, avanzando a gambero.
Sono un po’ ridicolo in questa posizione, ma riesco a superare il ponte.
Che fatica!
Da qui in poi la traccia si allarga ma la salita si fa più dura.
Supero uno scialpinista e procedo ancora tra i larici, che ora sono più radi.
Evidentemente lo sciatore è un po’ fuori allenamento, in quanto solitamente come progressione tra ciaspole e
sci non c’è paragone.
Raggiungo una piccola radura ma, essendo ancora in mezzo a questi tronchi, non ho ancora una bella visuale sui
monti intorno a me.
Unica eccezione, il Pizzo Bandiera, di cui ora vedo meglio la parete sud e la cima.
In questa radura, a 1907 metri di quota, sono accanto all’Alpe Misanco e ne approfitto per tirare un po’ il fiato. 

Procedo ancora e supero un piccolo colletto dove finalmente ho un primo assaggio del panorama sui monti del Devero.
Il primo tra questi a presentarsi è il Monte Corbenas.
Da qui in poi la salita si fa molto più interessante e io ho una voglia matta di arrivare in cima, sono troppo curioso di
vedere come sia la zona e cosa si possa vedere da lassù.
I piccoli ramponcini di cui sono dotate le mie ciaspole mordono questa neve dura, pressata non dal gatto, ma dal
passaggio delle persone.
Avanzando mi sembra di andare incontro al sole e a questo azzurro del cielo così brillante, che giornata!
E inizia anche a fare caldo.
Superato un altro dosso si apre davanti a me la cima, a forma di panettone, con qualche scialpinista intento a
percorrerne il pendio.
La vegetazione è sparita di colpo, sono in un punto bellissimo scaldato dal sole.
D’estate qui ci sono prati verdi a non finire, ma ora il paesaggio è completamente bianco, modellato da questa neve che
in alcuni punti sembra aver creato come dei torrenti e avvallamenti dalle forme più bizzarre lungo questo versante.
È l’azione del vento che ogni giorno sposta continuamente questa neve creando cumuli e cambiando aspetto al terreno.
La temperatura rigida e il ghiaccio fanno il resto.
Procedere in salita lungo questo panettone non mi è difficile, ma la mia progressione è rallentata dalla catena di
cime che all’improvviso appaiono alla mia destra.
Non posso fare finta di niente e non fermarmi a guardare questo spettacolo!
A farla da padrone sono soprattutto il Pizzo Cornera e il Pizzo Cervandone, piuttosto famosi.
Tutto il paesaggio è così bianco e selvaggio, puro, davvero incredibile.

È quando sono in cima però che la mia bocca si spalanca e gli occhi vengono attirati in ogni direzione.
Questo monte è un pulpito circondato da tutte le cime e da tutte le valli della zona, in posizione centrale.
Ora capisco perché è il più gettonato.
Non sono molto in alto, poco più di 2.000 metri, ma sono la posizione e la vista che si gode da quassù gli elementi
vincenti di questa ascensione.
Oltre alle cime nominate prima, di fronte si innalzano il Pizzo Diei e il Cistella mentre, facendo scorrere lo sguardo verso
sinistra, le valli Formazza e Devero con innumerevoli vette e catene di monti spolverati di neve.
Ruoto più volte su me stesso per rendermi conto di queste meraviglie, questo finché la mia ciaspola non sbatte contro
qualcosa di metallo fin quasi a farmi inciampare.
Non ci credo: è la croce di vetta e inavvertitamente ci ho sbattuto contro.
Solo la sommità è libera ed io inizialmente non l’avevo nemmeno notata!
Non sono da solo su questa bella cima e qualcuno è seduto sulla neve intento a prendere il sole.
Decido di muovere ancora qualche passo verso il versante opposto per ammirare ancora più da vicino il Pizzo Diei e
il Cistella.
Sono tentato di proseguire fino alla Punta d’Orogna, ma la discesa da questo lato è troppo rischiosa data la quantità
di neve per cui mi limito ad osservare da qui la testata della Val Buscagna.
Nel giro di due minuti però si alza un vento gelido che mi taglia anche il respiro.
Mettere giacca e passamontagna è un attimo.
Il vento spinge e mi fa perdere a volte l’equilibrio per cui sono costretto a tornare alla base anche se non è tardi.
Peccato davvero, con una giornata così contavo di fermarmi molto di più sulla cima.
E dire che solo pochi minuti prima c’era calma piatta.
Quando torno alla croce di vetta noto che anche le poche persone stese al sole tutt’intorno sono fuggite.
Poco sotto, invece, sul pendio il vento quasi cessa, così che posso muovere ancora qualche passo sulla neve con più calma.

Non mi dirigo verso il bosco da cui sono salito in quanto la mia attenzione è attratta da un puntino più in basso e
verso il limitare del pianoro.
Lo raggiungo dopo poco e vedo che è la piccola stazione a monte della seggiovia di Devero.
Nel frattempo, mi raggiunge e mi supera un bel gruppetto di ragazzi col loro maestro intenti a lanciarsi in discesa per
la pista da sci.
Tutti in fila a pennellare le curve seguendo le sue indicazioni.
Già che ci sono ne approfitto anch’io per fiondarmi giù da questa pista, tenendomi però ai suoi margini.
Una bella discesa soft con le ciaspole ammirando fino all’ultimo la luce del sole sui monti che mi circondano.
Senza fretta e senza ansia da prestazione che spesso si associano alla discesa con gli sci.
Ecco la montagna che amo e che adoro frequentare.
D’estate come d’inverno, a passo slow, fondendomi con la natura e ascoltando il silenzio dei luoghi con un unico tum-tum.
Quello del cuore che ad ogni passo si emoziona.
Dopo più di metà pista percorsa, taglio di nuovo verso il lariceto inventando un percorso tutto mio su questa magnifica
neve fresca.
Mi ritrovo ben presto sopra il tetto dell’Alpe Misanco da dove sono passato salendo.
Da qui in poi ricalcherò le mie orme fino a Piedimonte e quindi al parcheggio, non prima di essermi soffermato a lungo sulla
piana di Devero per godermi fino all’ultimo questo splendido luogo.
Una giornata non mi è certo bastata e presto, magari d’estate, tornerò per scoprire le infinite possibilità escursionistiche
di questo magnifico parco naturale.

Relazione e fotografie di: Daniele Repossi


Note: classica ascensione a una delle cime più facili del Devero in inverno.
Il tracciato è sicuro e passa dove non c’è pericolo di valanghe.
Pur ad una quota modesta la cima offre un panorama a 360° su tutto il comprensorio e anche oltre.