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Passo di Verva 2.301 m. – Lago di Quota 2.600 m. – Lago Calosso 2.303 m.
(Italia – Val Grosina – Valtellina)
escursione alla scoperta della Val Grosina, una laterale delle più attraenti della Valtellina…

passo di verva corpo alto

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Località di partenza:
Eita – Val Grosina

Quota di partenza: 1.698 m.
Quota di arrivo: 2.600 m. max.
Dislivello: 1.028 m. (dislivello positivo)
Posizione: in Val Grosina, nella zona compresa tra il Sasso Calosso, il Passo di Verva e la conca del Sasso
Maurigno e Maurignino

Difficoltà: E [scala dei livelli delle difficoltà]
Ore: 5h 30’ a/r 
Periodo: da inizio giugno a fine ottobre

Attrezzatura richiesta: classica da trekking
Discesa: per la via di salita
Previa organizzazione è possibile traversare in val Viola dal Passo di Verva
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

 

Dal balcone del mio alloggio la vedo chiaramente, anzi ci sono proprio sopra.
È la strada, o meglio l’incrocio, che dal paese di Grosio, dopo una curva a gomito sale alla frazione di Ravoledo e
si inoltra in Val Grosina, superando le poche case con la bella chiesetta di San Giacomo.
Questa valle si trova sul versante retico del territorio comunale di Grosio e si divide in due rami: ad oriente
la Val d’Eita e ad occidente la Val di Sacco o Val De Dosa.
Mi trovo proprio sopra questo incrocio un po’ rumoroso a dire la verità, ma in una posizione strategica e per
scoprire anche questa bellissima valle che si stacca dalla Valtellina mi basta uscire di casa, prendere l’auto e salire.
Ho scelto apposta questo paesino tranquillo che si trova a pochi chilometri dalla più famosa Tirano, per scoprire
una delle più belle valli della Valtellina, famosa per i suoi santuari, i suoi laghi e per la pastorizia che si svolge
durante il periodo estivo.
Mi metto alla guida con un bel sole, e procedo per questi paesini su una strada abbastanza stretta e piena
di tornanti, fino a raggiungere la frazione di Fusino dove la valle si divide, e occorre pagare un pedaggio
per proseguire in entrambe le direzioni.
Accosto in un enorme spiazzo che sembra il cortile di un’abitazione privata, posta a pochi metri di distanza e
infilo le monete nella macchinetta automatica.
In ogni caso questo sistema di pagamento non mi ha mai convinto, luoghi quasi sempre isolati con
erogatori che non danno resto.
Oggi salgo dritto per la Val d’Eita, oltrepasso il bacino artificiale di Roasco e mi dirigo verso la testata della valle.
Dopo un lungo tratto quasi in piano la carreggiata, già stretta, si restringe se possibile ancora di più lasciando solo
qualche centimetro laterale dal bordo strada.
Oltre a questo, la strada inizia a salire bruscamente affrontando numerosi tornanti per un percorso molto lungo.
Il paesaggio che si vede dai finestrini è invece meraviglioso, alpeggi, pascoli, baite e ogni tanto qualche chiesetta.
È un luogo fatato immerso nel verde ma, concentrato per ora come sono nella guida, invoco tutti i santi affinché
non incontri un’auto che scende in direzione opposta.
Arrivo finalmente a Eita dopo più di 14 chilometri.

Eita è una località in una stupenda conca glaciale, dove si trova l’omonimo rifugio e la chiesetta dedicata
alla Madonna di Lourdes con il suo caratteristico campanile staccato.
Dal grande spiazzo dove parcheggio l’auto, posso già vedere un bel panorama verso la Valtellina e verso le
cime del Sasso Maurigno e il Pizzo Coppetto con la cascata della Pirla che scende in mezzo ai boschi sotto quest’ultimo.
Molta gente è già arrivata e molti stanno arrivando.
La maggior parte però si ferma qui al rifugio, o nell’ampia area verde dotata di scivoli e altalene dove i
più piccoli possono giocare.
Mi porto nei pressi di una palina segnaletica nella quale vengono indicati numerosissimi percorsi un po’ in tutte le direzioni.
C’è veramente l’imbarazzo della scelta!
Dopo aver letto tutti i cartelli con la cartina alla mano, noto che sulla sinistra si dipana anche la Valle di Avedo,
dove si trovano un alpeggio, dei laghi e un bivacco.
Mi ripropongo di tornare e visitare questi luoghi.
Mi dirigo ora verso il Passo di Verva, e inizio il mio cammino su una larga carrozzabile che entra in questa valle e
sale molto gradatamente.
Questo tratto fino al passo è piuttosto noioso e monotono, a dispetto di un paesaggio molto vario e interessante.
La strada infatti è tutta uguale, ed inoltre non ricalca esattamente il classico sentiero di montagna.
Nelle giornate più affollate, da qui salgono oltre a ciclisti, anche moto e jeep che scendono direttamente in Val Viola.
Non il massimo della tranquillità e della viabilità.

Dopo qualche chilometro arrivo alla deviazione per il rifugio Falck, ora chiuso e apparentemente deserto.
Lo vedo distintamente dalla mia posizione, e decido di non scendere per la breve traccia che mi condurrebbe sotto di esso.
Una struttura minuta e caratteristica, immersa in un bel bosco di larici e mughi che funge da bivacco d’emergenza,
previo ritiro delle chiavi a Grosio.
In effetti non ho mai capito perché in alcune località vengono lasciati chiusi i bivacchi, e occorre preventivamente
fare richiesta per avere le chiavi.
A mio avviso viene meno la loro funzione di ricovero d’emergenza.
Mi fermo invece poco più avanti per ammirare le limpide acque di un bel verde intenso, del laghetto di Acque Sparse che
trovo alla mia destra.
Un’oasi magnifica, presa però un po’ d’assalto dalle famiglie che nelle belle giornate organizzano picnic lungo le sue rive.
Al centro vi è una piccolissima isoletta, un po’ buffa, sulla quale sono cresciuti un larice e qualche abete.
Proseguo il cammino passando sotto le pendici del Sasso Maurigno e del Sasso Calosso, dove una bellissima cascata
scende dalle sue pendici, portandomi via via verso i 2.300 metri del Passo di Verva.
Poco più avanti incrocio sulla sinistra proprio il sentiero che si stacca dalla carrozzabile per salire al lago Calosso.
Se non farò tardi, lo andrò a visitare sulla via del ritorno.

Supero una zona di pascolo cintata accanto alla strada, dove qualche mucca “ribelle” decide di scavalcare il
filo elettrico per avventurarsi fuori e accogliermi al mio passaggio.
Qualche tornante ancora e finalmente arrivo al Passo di Verva, indicato da un cippo in ricordo dei soldati caduti
della Grande Guerra e da una palina segnaletica.
La strada prosegue scendendo verso la Val Viola, ma io mi fermo qui, e decido di puntare ad un bel laghetto che
sulle carte è segnato semplicemente come “lago di quota 2600”, e che dovrebbe trovarsi in una conca sotto
al Sasso Maurigno e alla famosa Cima Piazzi.
Una specie di traccia parte poco più avanti sulla destra, e risale i pendii erbosi quasi fino alle rocce della Piazzi.
Io metto piede subito nell’erba e proseguo in obliquo senza via obbligata, fino a ritrovarmi nel mezzo di una trincea
di guerra, non molto ben conservata.
Nei pressi, faccio sosta anche ad un piccolissimo laghetto senza nome, sulle cui sponde crescono numerosissimi
eriofori che formano poco più a valle come una lunga lingua di neve.
Nel mentre una marmotta si affaccia dalla sua tana per vedere l’inatteso ospite.
È veramente un bellissimo spettacolo, un quadretto da incorniciare.
Finalmente libero, fuori dalla carrozzabile, torno ad assaporare la vera montagna.
Per prati e rocce seguo una mia traccia immaginaria leggendo un po’ la montagna.
Arrivo ad una gola scavata da un torrente cercando il punto migliore per guadarlo.
Questa operazione, molto semplice anche se fuori dal sentiero ufficiale, mi porta a risalire ancora per un buon tratto su
prati fino a ricongiungermi coi bolli bianco-rossi.
Li seguo fino ad una fascia di rocce che aggiro agevolmente arrivando sotto le pendici del Sasso Maurigno,
caratterizzato ancora da qualche nevaio qua e là.
Mi trovo ora su un bel pianoro dove per erba e grossi massi, raggiungo la sponda di questo meraviglioso
laghetto a 2600 metri.
Le acque sono limpidissime e di un azzurro molto intenso.
Un vero angolo di paradiso.
Scatto numerose foto in questo luogo un po’ da tutte le parti, dal lago fino alle cime soprastanti a quelle che fanno da
contorno alla Val Viola.
Ne approfitto per reintegrare le energie seduto su un grosso masso, coi piedi quasi nell’acqua.
Bastano però pochi minuti per far cambiare il tempo, che da soleggiato diventa nuvoloso con un vento che
inizia a farsi sentire.
Lascio questo luogo con rammarico, e inizio la discesa seguendo stavolta lo stretto sentiero segnato che mi
riconduce al Passo di Verva.

Non è ancora tardi e se il tempo regge, riuscirò anche ad andare a visitare un altro bellissimo specchio d’acqua,
il Lago Calosso di cui ho incontrato la deviazione dalla strada per il Passo Verva quando sono salito.
Al Passo non c’è più nessuno, nemmeno i ciclisti di questa mattina.
Solo una persona mi chiede informazioni sul percorso e sul tempo di salita per il lago da cui sono appena sceso,
sua intenzione è infatti condurre la moglie che non sembra invece minimamente interessata a scarpinare ancora.
Riprendo il cammino di discesa e incontro nuovamente le mucche ribelli che mi attendono in strada.
Evidentemente qualcun’altra si è fatta condizionare dalle compagne o dall’erba fuori dalla recinzione e ora il
gruppo è abbastanza numeroso.
Le saluto e dopo pochi passi vengo attratto da un belare continuo.
Proviene dalle pendici dei monti alla mia destra, dove due interminabili file di pecore sono in fila indiana in procinto
di giungere al passo.
Non vedo né il pastore, né i cani al seguito, e le pecore da sole, seguendo uno schema logico attraversano pietraie e
pendii erbosi in modo davvero ordinato.
È uno spettacolo osservarle nel loro procedere, così aspetto la fine del loro tragitto.
Ma quante sono! 

Giunto all’imbocco della deviazione per il Lago Calosso inizio a salire su un bel sentiero.
Il percorso è breve, circa una mezz’oretta, ma la pendenza molto sostenuta.
Passo accanto ad una bella cascata che scende dal lago e in breve ne raggiungo la riva.
Anche questo è un luogo magico, una piccola conca sotto il Sasso Calosso dove l’acqua azzurra fa da contrasto al
verde e alle pietre tutto intorno.
Per fotografarlo meglio rimonto un piccolo promontorio tra grossi massi e mughi, aiutandomi con le mani.
Da quassù è un vero spettacolo.
Inoltre, la visuale migliore su parte del percorso svolto alla mattina sotto i monti Maurigno e la Cima Piazzi mi
consente di scattare qualche foto ad ampio raggio.
Anche qui non c’è anima viva, ma probabilmente perché è sceso un po’ di fresco e il sole ha abbandonato da
qualche ora queste valli.
Prima di rischiare di inzupparmi, lascio questo posto, un’altra volta a malincuore! 

Giunto di nuovo sulla carrozzabile, affronto nuovamente fino ad Eita il tratto meno interessante, ad eccezione
del laghetto di Acque Sparse lungo le rive del quale, magicamente spuntano ora famiglie con bambini al seguito.
Ad Eita recupero l’auto in una bolgia colossale e mi preparo mentalmente per l’impegnativa discesa in auto che mi attende. Chiudendo un occhio sulle difficoltà della strada per salire col proprio mezzo, e sull’affollamento nei dintorni del rifugio
consiglio veramente a tutti di andare a scoprire questi luoghi che, come sempre, danno il meglio di sé nelle
parti più isolate ed aspre.

Relazione e fotografie di: Daniele Repossi


Note:
una bellissima escursione alla scoperta della val Grosina, una laterale delle più attraenti della Valtellina.
Percorso facile su carrozzabile e sentieri per il quale è richiesto solo un pochino di orientamento nel tratto compreso
tra il Passo di Verva e il Lago di Quota 2.660 ove la traccia in alcuni punti scompare un po’,
anche se la direzione da seguire è sempre ovvia.
Monotona la salita fino al Passo di Verva, che però merita ampiamente nella visione di questi bellissimi laghi.