Le Rese dello Scorluzzo (Italia – Trentino)
con visita alle Rese Basse (2.620 m.), alle Rese Alte (2.800 m.) e alle fortificazioni del Piano di Scorluzzo (2.574 m.)

rese dello scorluzzo


Località di partenza:
“tornante n° 3″ poco sopra la IV Cantoniera della Strada Statale 38 dello Stelvio
Quota di partenza: 2.587 m.
Quota di arrivo: 2.826 m. (quota max. nel villaggio “Rese Alte”)
Dislivello: 344 m. (dislivello totale positivo senza le numerose deviazioni alle postazioni)
Posizione: per le “Rese dello Scorluzzo” si intende la zona comprendente la cresta nord – ovest dell’omonimo monte e
del pianoro sottostante poco distante dal Passo dello Stelvio, dove durante la Guerra Bianca (Prima Guerra Mondiale),
furono edificati due interi villaggi militari italiani poi occupati dagli austriaci
Difficoltà: E (esposta la salita verso le “Rese Alte”) [scala dei livelli delle difficoltà]
Segnaletica e numero di sentiero:
dal 3° tornante dopo la IV Cantoniera alle “Rese Basse”, sentiero n° 505;
dalle “Rese Basse” al bivio per le “Rese Alte”, sentiero n° 505;
dal bivio per le “Rese Alte” alle “Rese Alte”, sentiero n° 507
Ore: 3h (a/r).
Le tempistiche non tengono conto delle numerose deviazioni per la visita dei due villaggi militari e di trincee,
gallerie e postazioni nei pressi di questi ultimi
Distanza: 6,5 km (distanza del solo percorso lineare tra andata e ritorno)
Tipo di terreno: sentiero, roccette, sfasciumi, prati
Periodo: da fine giugno, a fine settembre
Acqua lungo il percorso: nessun punto per rifornirsi d’acqua, salvo alcuni laghetti dai quali non consiglio
l’approvvigionamento per il possibile bestiame al pascolo
Attrezzatura richiesta: normale da escursionismo
Indispensabile la frontale per la visita alle gallerie e ai ricoveri in caverna delle “Rese Basse”
Ritorno: dal villaggio alpino delle “Rese Alte” il ritorno avviene seguendo il medesimo percorso fatto all’andata
Rifiuti in montagna: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

 


Tecnicamente in breve

Superata in salita la IV Cantoniera del Passo dello Stelvio (Giogo di Santa Maria), si affrontano due tornanti per
arrivare al 3° (2.587 m.) dove si posteggia nel parcheggio adiacente, punto di partenza.
Si seguono le indicazioni per le “Rese dello Scorluzzo” e la Madonna della Neve (sentiero n° 505).
Il bel sentiero attraversa un vasto pianoro con svariati saliscendi, per poi salire e incontrare il Laghetto Alto (2.603 m.).
Si sale ancora leggermente per giungere alle “Rese Basse” (2.620 m.) dove nei pressi è posta anche la
Madonna della Neve, Regina della Pace.
Da qui si procede sempre lungo il sentiero n° 505 verso “Le Buse” e la III Cantoniera, per poi lasciarlo poco più avanti
in corrispondenza di un bivio, (dal quale andando dritti, e tenendosi alti si arriva alle fortificazioni del
Piano di Scorluzzo, 2.574 m.).
Si prende a sinistra verso le “Rese Alte” e con pendenza maggiore, dopo qualche tornante, si arriva a destinazione.
Dalle “Rese Alte” (2.800 m.) si visita tutto il villaggio e la lunga trincea di cresta, arrivando fino a quota 2.826 m.
Il ritorno avviene seguendo il percorso di salita.


La Grande Guerra sul Monte Scorluzzo

Il Monte Scorluzzo rappresentò durante il conflitto, il punto più strategico da conquistare per entrambi gli schieramenti
che da quassù potevano meglio difendere il confine che passava proprio di qui.
Due creste si dipartono da tale cime, quella di sud-ovest, chiamata il Filon del Mot, e quella di nord-ovest,
chiamata Le Rese.
Nei primi giorni di guerra, le artiglierie italiane appostate nei pressi della cima erano puntate sul versante tirolese del
Passo dello Stelvio e, con l’ausilio di diverse postazioni osservatorio, spararono qualche colpo proprio sul Passo,
nei primi momenti solo debolmente difeso.
All’inizio del conflitto, l’alto comando dell’Impero austroungarico era maggiormente intenzionato a portare la guerra verso
il fondovalle e per questo arretrò la sua linea offensiva che si spingeva fino al Lago dell’Oro, presso il Passo dello Stelvio.
Non di questa idea fu il comandante responsabile dell’occupazione della zona che, in questo modo influenzò tutto
l’esito del conflitto.
Andreas Steiner, senza aver ricevuto alcun ordine, dopo precedenti tiri dell’artiglieria austriaca che avevano sgomberato
il campo, il 4 giugno 1915 con un’azione repentina, occupò la cima e l’anticima del Monte Scorluzzo con una sessantina
dei suoi uomini.
Le truppe italiane abbandonarono incautamente la cima dopo i primi colpi ricevuti dall’artiglieria, facendo trovare terreno
sgombro all’avversario.
Le truppe del Regio Esercito, che avevano fortificato tutta la zona delle Rese, furono costrette ad arretrare per assestarsi
lungo la cresta del Filon del Mot, costruendo un altro villaggio militare e conseguenti fortificazioni.
Lo Scorluzzo durante il presidio austriaco venne potenziato enormemente in termini di opere difensive, e vennero
scavate nella roccia numerose caverne per riparare gli uomini dai proietti dell’artiglieria italiana (che sparava qualche
colpo dal Forte Dossaccio di Oga).
Fino al termine della guerra, gli Alpini del Battaglione Tirano e del Battaglione Valtellina che qui combatterono cercarono
inutilmente di rientrare in possesso della cima che però rimase in mano austriaca fino al novembre del 1918.
Gli uomini su queste creste combatterono notte e giorno, estate e inverno scavando trincee nella roccia, nella terra e
nella neve, costruendo baracche, strade militari, osservatori e postazioni per artiglieria.
Numerose furono le incursioni militari, soprattutto degli Alpini, (anche sul Cristallo), e numerosissimi caddero negli scontri.
Sul finire del conflitto gli austriaci, indeboliti sul fronte interno e sul confine europeo, iniziarono a cedere terreno ai nemici
fino ad arrivare all’armistizio.
Le truppe austriache che sull’Ortles si sentirono dei vincitori, furono travolte e deluse dagli eventi e per questo gli uomini
furono considerati dei vinti.
In realtà la Grande Guerra non vide né vinti né vincitori, ma una sola immensa sconfitta: quella degli uomini.
Al termine delle ostilità, da entrambi gli schieramenti, non si riuscirono nemmeno a contare i morti e i dispersi;
2.200.000 uomini non tornarono più a casa.

rese dello scorluzzo

Se non avete mai sentito nominare le “Rese dello Scorluzzo” e conoscete bene la zona del Passo dello Stelvio,
allora dovrebbe scattare un campanellino d’allarme.
Forse è meglio tornare in questi posti e fare un ripassino.
L’itinerario qui proposto è in realtà l’ultimo tratto dal quale transita un escursionista che ha compiuto l’anello dello Scorluzzo
passando dal Filon del Mot ma, come già detto, magari dopo tanti chilometri, rimane ben poco tempo per esplorare bene
questa zona, senza contare l’ulteriore dislivello per salire alle “Rese Alte”.
Ecco che allora, preso a sé stante e accorciato, questo giro diventa una meta facile e molto interessante in cui trascorrere
una giornata di trekking.
Raggiunta la strada del Passo dello Stelvio dopo aver percorso l’intera Valtellina, è strano notare come la maggioranza
delle persone arrivi in cima ignorando tutto quello che si trova lungo il tragitto.
La strada a tornanti non è solo asfalto con vari gruppi montuosi a fare da sfondo come una cartolina, ma sono soprattutto
quei gruppi montuosi che meritano ben più di un buon trekking.
Con “Rese dello Scorluzzo” intendiamo la cresta nord – ovest che si protende dallo stesso monte, dove oggi ai suoi piedi,
immensi prati punteggiati da bei laghetti sono pronti ad accoglierci.
Scenario ben diverso agli inizi del 1900.
In questa zona si è duramente combattuto nella Grande Guerra, e questi luoghi sono stati pesantemente fortificati e
presidiati dagli austriaci che fronteggiavano gli avamposti italiani.
Non resta quindi che incamminarci verso questi scenari per ricordare e imparare.
Per prima cosa raccontiamo del punto di partenza, a dir la verità un po’ nascosto.
In genere chi va “sullo Stelvio” va in cima al Passo.
Nessuno si sognerebbe di notare un parcheggio posto al 3° tornante dopo la IV Cantoniera.
O magari il parcheggio lo si vede anche, ma lo si considera uno spiazzo come tanti dove fermarsi un attimo e scattare
qualche foto per poi ripartire.
Da quel parcheggio invece incomincia uno degli itinerari più interessanti (e incredibili) nella zona Stelvio.
Il percorso fa parte del progetto “Oltre le tracce della Storia”, e si è attuato mediante la realizzazione di diversi itinerari
esperienziali messi a punto dalla Regione Lombardia, sistemando i sentieri e valorizzando i luoghi della memoria.
Anche oggi è una bella giornata di sole, cosa che a queste quote è proprio un toccasana.
Lasciata l’auto mi dirigo all’imbocco del sentiero n° 505 dove sono presenti cartelli segnaletici e un pannello informativo.
Il sentiero si abbassa subito verso sud per prati e roccette, e attraversa un canalone semi erboso fino a superare
il Torrente Braulio.
Camminare agevolmente lungo questo percorso al cospetto di veri giganti (Ortles, Scorluzzo, Umbrail, Braulio), regala
sensazioni uniche.
Dal torrente si svolta in direzione nord – ovest e si passa ai piedi delle “Rese”, una lunga cresta frastagliata che si stacca
dallo Scorluzzo e di cui tutto si può pensare tranne che in cima sorgeva un autentico villaggio militare.
Dopo un tratto in leggera salita, per prati raggiungo un’oasi magnifica formata dal piccolo Laghetto Alto, con l’acqua più
che trasparente e con colori brillanti dove si fondono il verde e l’azzurro.

Il lago sorge in una piccola conca verdeggiante e il luogo è un vero paradiso dove stendersi e prendere il sole.
Di fronte si intravede la punta ghiacciata dell’Ortles e, dalla parte opposta, la tormentata cresta dell’Umbrail coi suoi
particolari ghiaioni che precipitano dalle rocce.
Coloro che conoscono il sentiero si spingono fino a qui per un picnic, coi bambini o coi loro amici a quattro zampe, ma
in pochi sanno cosa c’è alle loro spalle.
Sono bastati pochi metri dal caos della strada e appena mezz’ora di trekking, per ritagliarsi un angolo dove regna
la pace e il silenzio.
Chi mai si immaginerebbe che solo poco più di cent’anni fa qui le cose erano ben diverse?
Chi penserebbe che un luogo così incantevole potesse essere martoriato dal tuono dei pezzi di artiglieria, dalle urla dei
soldati e dai frenetici rumori di scavo per la costruzione di trincee e gallerie?
Probabilmente nessuno, io compreso.
Ma è ciò che ho potuto vedere e imparare camminando per questi declivi.
Questi prati sono stati pesantemente intaccati dall’uomo durante la Grande Guerra.
Sono stati scavati chilometri di trincee, gallerie, postazioni di osservazioni, strade militari e anche una grande
cannoniera con postazioni in barbetta, visitabile e oggi perfettamente restaurata.
Si può girovagare liberamente per questo museo a cielo aperto, e probabilmente si farà più strada a piedi in quest’area
visitando tutto, che lungo il sentiero principale.


Le Rese Basse dello Scorluzzo

In questo luogo occupato fin da subito dagli austriaci sorgeva poco distante un autentico villaggio militare, le Rese Alte,
a 2.800 metri di quota.
Ai suoi piedi gli italiani avevano eretto un campo fortificato di prim’ordine con ricoveri per le truppe,
osservatori e
trincee che poi venne potenziato durante l’occupazione austriaca con gallerie per le artiglierie e altre opere difensive.
L’esempio migliore è rappresentato dalla galleria cannoniera, giunta perfettamente integra a noi, e oggi restaurata dagli Alpini. L’ingresso della galleria è posizionato al termine della strada militare che sale dalla Valle del Braulio; qui venivano
scaricati i pezzi e le munizioni e trasportati all’interno.
La galleria non entra nel fianco di una montagna ma scende naturalmente nel terreno.
L’ingresso ha la forma di una volta con le pietre che formano un arco, mentre i muri interni non sono costituiti dalla roccia
grezza ma anch’essi in pietra sapientemente legata.
I cannoni erano collocati all’interno in alloggiamenti predisposti con feritoie per il tiro in barbetta.
All’interno la galleria si dirama in più cunicoli, e presenta più postazioni tramite le quali si teneva sotto controllo una
più ampia porzione di territorio.
Vari ricoveri con ingressi costituiti sempre da arcate in pietra, consentivano un riparo per le truppe e per le munizioni.
Tutto il complesso interrato è oggi stato sistemato e visitabile con l’uso di una frontale.
Anche le trincee e i ricoveri alla luce del sole sono stati perfettamente restaurati, in modo da ridare le sembianze originali
a questo presidio di guerra.

rese alte dello scorluzzo

L’ingresso ancora integro della Galleria Cannoniera

Salendo leggermente si incontra un altro piccolo laghetto e poi due altri ancora.
Tutta questa zona e, più dietro, il Piano dello Scorluzzo, è cosparsa da piccoli laghetti, uno più bello dell’altro.
Sono i laghetti dello Scorluzzo.
Prima di proseguire consiglio di fare una piccola deviazione ancora sulla sinistra, fino alla statua dedicata alla
Madonna della Pace realizzata dallo scultore Bertarelli.
Un piccolo luogo di preghiera e riflessione che funge da monito per non commettere mai più questi orrori del passato.
Ne approfitto per sedermi sul prato nelle vicinanze, contemplando anche l’ampio panorama verso il Braulio,
la Rims e l’Umbrail.
Queste montagne così segnate dagli eventi bellici, lasciano davvero di stucco per forma e colori, dove da verdi prati si
staccano improvvisamente ghiaioni lunari e strapiombanti pareti rocciose.
Di nuovo in cammino mi riporto sul sentiero che in realtà ora è strada militare.
Le indicazioni invitano a proseguire per ora lungo il n° 505 per “Le Buse” e la III Cantoniera dello Stelvio che ovviamente
oggi non raggiungerò.
Si rimane senza fiato passeggiando per questa strada così ben conservata, ma a guardare in basso vien da cercare
un’ancora di salvezza, travolti dagli eventi; da una parte l’esplosione della natura con fiori e piante di ogni tipo inneggiano
alla vita e dall’altra, altre esplosioni: quelle della guerra che hanno lasciato segni indelebili sul terreno che più di cent’anni fa
indicavano l’opposto.
Enormi crateri, (oggi inerbiti), sono impressionanti coni di scoppio dei calibri delle artiglierie che qui tuonarono
a varie riprese.
Lungo il percorso si incontrano anche cartelli indicanti il “sentiero del cambiamento climatico”, altro tema purtroppo attuale
dove l’uomo ancora una volta è l’artefice di tutto.
Un tempo qui ghiaioni e prati erano ricoperti da neve e ghiacci che non si scioglievano durante la bella stagione, non
a queste quote.
Ora invece cime di 3.000 metri sono nude e spogliate di qualsiasi fiocco bianco.
Qualche metro più avanti arrivo al bivio con le indicazioni per le “Rese Alte” e il sentiero n° 507.
Prima di svoltare a sinistra però decido di proseguire dritto lungo un sentiero senza numero che, tenendosi alto,
passa ai piedi della cresta dello Scorluzzo e così consiglio di fare anche a voi, (continuando invece verso il basso per la strada
militare, si arriverebbe alla III Cantoniera dello Stelvio).
Aggirata la propaggine terminale della cresta di nord – ovest dello Scorluzzo, si apre un’altra cartolina magnifica nella
quale in primo piano si adagia la verdeggiante Piana dello Scorluzzo, con al centro l’ennesimo laghetto e sullo sfondo
montagne superbe che toccano il cielo quali la Reit, la Piazzi e il Bernina.
Uno scenario idilliaco.

Alla sinistra della strada compaiono altri muretti a secco, basamenti per ricoveri in legno utilizzati dai soldati.
Arrivo ai piedi di un pendio erboso dove mi aspetta la risalita di una scala militare in pietra.
Al termine di questa, mi ritrovo sulla porta di altre due rovine della guerra, due ricoveri dei quali rimane solo qualche
muro esterno.
Sopra questi corre un’altra trincea verso la parete dello Scorluzzo, mentre sulla destra, ai piedi di grandi ghiaioni ecco
il lago più bello e grande dello Scorluzzo.
Il sentiero raggiunge un piccolo pulpito di roccia dove si trovano i resti di un osservatorio dal quale si vede questa enorme
conca verde, con sullo sfondo, la cresta e il villaggio alpino del Filon del Mot.
A tagliare tutta la piana un lunghissimo sbarramento di pietre che divideva i presidi degli schieramenti italiani e austriaci.
Ben conservata e ripristinata è invece la trincea della postazione in cui mi trovo che gira intorno alla stessa.
Camminando al suo interno, invisibili all’esterno, ci si può vagamente rendere conto di cosa voleva dire stare quassù
a combattere.
Tornando verso il bivio per le “Rese Alte”, percorro interamente questa grande trincea nella quale alti muri di pietre mi
sovrastano, segno dell’ottimo lavoro di ripristino fatto.
Molti metri più in basso alla mia sinistra, in mezzo alla Valle del Braulio, si allunga la Statale dello Stelvio e, sul versante
opposto, il lungo serpentone di un’altra strada militare si innalza lungo il pendio verso le gallerie e le trincee, presso
la Punta di Rims.
Raggiungo in breve il bivio posto sulla pietraia al termine della cresta nord-ovest dello Scorluzzo e, faticando non poco
data la pendenza, inizio a rimontare in sequenza i tornanti che mi separano dalla sommità.
Alcuni tratti di sentiero sono larghi e ben tenuti, altri molto stretti, inerbiti ed esposti.
Facendo un po’ di attenzione salgo sempre di più iniziando poi a costeggiare un grande muretto a secco al termine del
quale mi trovo davanti ai primi edifici di un’autentica città.
Una città, o meglio le rovine di quella che era una città, a ben 2.800 metri di quota.
Prima di esplorarla con cura, mi perdo con lo sguardo in ogni direzione talmente è immenso e superlativo il panorama.
Senza stare a descrivere ancora tutte le cime è meglio lasciar parlare le foto; la dimostrazione che non bisogna per
forza raggiungere la cima più alta, o il luogo più famoso per godere di simili spettacoli.
Nell’incubo della guerra, qui gli italiani hanno eretto un grande villaggio militare, una roccaforte quasi inattaccabile, con lo
scopo di sorvegliare la strada dello Stelvio e il fronte.
Mi trovo solo all’inizio della cresta e, dopo la visita al villaggio, mi spingo oltre fino a passare in mezzo ad enormi trincee
che oscurano completamente la vista se non fosse per qualche feritoia.
In realtà tutta la cresta fin sulla sommità dello Scorluzzo è fortificata, (con baracche, gallerie e trincee) ma procedere oltre
è troppo rischioso dato il terreno instabile e la mancanza di un sentiero.
Al pari dei villaggi de “Le Buse” e “Filon del Mot”, anche questo delle “Rese Alte” lascia veramente sbalorditi per la
perfezione con la quale sono stati eretti gli edifici.
La trincea è costituita da milioni di pietre squadrate e sapientemente incastonate una sull’altra, fisse, inamovibili a
formare pareti altissime.
Provate anche solo a trasportare una o due di queste pietre nello zaino, per capire lo sforzo e il lavoro dei soldati.

Le Rese Alte dello Scorluzzo
La zona delle Rese era di fondamentale importanza per gli italiani che ad una quota di 2.800 metri eressero un villaggio
militare, fortificarono tutta la cresta fino allo Scorluzzo, e costruirono un altro presidio fortificato ai suoi piedi,
(Le “Rese Basse”) con ricoveri, gallerie e trincee.
Mantenere il controllo di questo territorio voleva dire difendere la Valle del Braulio fino alla IV Cantoniera ma, dopo
l’inizio delle ostilità, lo Scorluzzo e queste linee vennero incautamente abbandonate dalle truppe del Regio Esercito dopo
i tiri dell’artiglieria nemica e, caddero in mano agli austriaci (4 giugno 1915), costringendo gli italiani a spostarsi lungo la
cresta del Filon del Mot, dove costruirono un altro villaggio militare.
Gli austriaci poterono rafforzare così questo presidio costruendo altre opere fortificate, e spingersi a fortificare quote più
elevate fino al Cristallo.
Anche questo villaggio è stato ben restaurato al fine della sua conservazione; in un edificio, adibito a cucina,
si vede ancora addirittura il forno.

trincee delle Rese Alte

la lunga trincea delle “Rese Alte”

Come sempre succede quando si è presi da un argomento così interessante, non ci si accorge del tempo che passa.
Per fortuna c’è la luce del sole come promemoria.
Nel tardo pomeriggio mi accingo a scendere lungo il pendio ancora illuminato da un bel sole, con la mente che torna
al passato, e a come doveva essere un tempo.
Probabilmente solo per il mio precario equilibrio in alcuni punti di questi sentieri, non sarei durato due minuti sotto i
bombardamenti cercando una salvezza.
Sembra un’eternità fa, ma in realtà non è così.
Tornato nei prati sottostanti riprendo il sentiero dell’andata che in breve mi riconduce al parcheggio mostrandomi una
visione ancora una volta sublime del gigante Ortles che sembra sorgere dai verdi prati.
Per chiudere, un’escursione didattica altamente remunerativa che consiglio a tutti, così come gli altri itinerari che
attraversano questi luoghi.
Per non dimenticare mai.

Relazione e fotografie di: Daniele Repossi

le rese dello scorluzzo


Note:
breve e facile itinerario che dal Passo dello Stelvio si stacca e conduce alla visita di un altro luogo della
memoria della Grande Guerra.
Il percorso non presenta alcuna difficoltà, ma il sentiero che sale alle “Rese Alte” è in alcuni punti stretto ed esposto.
Itinerario molto panoramico e tranquillo, può essere inglobato sulla via di ritorno dall’anello del “Filon del Mot”.
Una passeggiata con poco dislivello, adatta a tutti gli amanti della montagna e agli appassionati di storia.