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Salecchio Inferiore 1.320 m. e Salecchio Superiore 1.510 m.
(Italia – Valle Antigorio – fraz. Passo)

piacevole escursione di trekking che ci porta a scoprire due antichi villaggi Walser, totalmente isolati dal mondo,
affascinanti sia per la loro posizione che per la loro lunga e particolare storia quasi millenaria

salecchio inferiore


Località di partenza:
 Località Passo 787 m. (Valle Antigorio)
1° Punto di arrivo: Salecchio Inferiore 1.320 m.
2° Punto di arrivo: Salecchio Superiore 1.510 m.
Punto intermedio: chiesetta Zucchetto Bort 1.470 m.
Quota di partenza: 787 m.
Quota di arrivo: 1.510 m.
Dislivello: 723 m.
Posizione: Valle Antigorio, con partenza dalla frazione di Passo che si trova circa 6 km dopo il paese di Premia
(andando in direzione di Riale)
L’esatto punto di partenza è il parcheggio visibile sulla sinistra, 500 m. dopo aver superato la frazione di Passo.
Resta ben evidente la stradina, sempre sulla sinistra, che sale verso Salecchio
Difficoltà: E [scala delle difficoltà]
Ore: 2h 10 minuti in andata e circa 1h 45 minuti al ritorno
Periodo: da inizio aprile a fine ottobre, (previa verifica delle eventuali condizioni di innevamento);
da evitare in inverno il tratto sotto il costone roccioso (nei pressi della galleria), pericoloso per il rischio di caduta
di blocchi di ghiaccio. C’è un sentiero alternativo che aggira la poderale.
Attrezzatura richiesta: classica da trekking
Segnavia: G21
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

Salecchio Inferiore e Salecchio Superiore, sono due antichi villaggi Walser costruiti su queste montagne
alla fine del XIII secolo, a strapiombo sulla Valle Antigorio e sulla linea di confine con la Valle Formazza.

Antiche colonie agricole di origine tedesca, dove un tempo le case erano riscaldate dal calore del bestiame,
la cucina al piano terra era dotata di un focolare in pietra e il forno del paese garantiva il pane che veniva fatto
una volta alla settimana.

Visitando questi paesi si torna indietro di centinaia d’anni, percorrendo sentieri e strade oggi di facile accesso,
che permettono un trekking piacevole e adatto in particolare alla stagione primaverile e autunnale.

Molte di queste case sono state ristrutturate, e permettono di “rivivere” un ambiente particolare, immerso nella vallata,
nel silenzio e nella pace di questi luoghi millenari.

Benvenuti o bentornati.
Vi raccontiamo il nostro giro di oggi, alla scoperta dei due antichi villaggi Walser che hanno colonizzato diversi
luoghi di alta montagna.

salecchio inferiore

E’ una mattina di fine settembre, quando raggiungiamo la minuscola località Passo, che si trova all’ingresso
della Val Formazza.

In auto, per arrivare qui, bisogna prendere l’autostrada A26 in direzione di Gravellona Toce, per poi proseguire
dopo il casello sulla SS33 del Sempione fino a Crodo (km 128), dove lasciamo la strada statale per prendere la SS659.

Proseguiamo sulla SS659 fino ad arrivare a un bivio (al km 8,5), dove gireremo a destra seguendo le indicazioni
per la Val Formazza.

Arrivati al paese di Baceno giriamo a destra (sempre restando su SS659), come segnalato da un cartello
che indica la Val Formazza a circa 20 km.

Attraversiamo quindi il comune di Premia e dopo circa 6 km giungiamo alla frazione Passo, che superiamo,
proseguendo per circa 500 m., trovando alla nostra sinistra un parcheggio sterrato dove lasceremo l’auto.

Nei pressi del parcheggio sterrato, che rappresenta il punto di partenza dell’escursione di oggi, inizia la strada
poderale che sale per Salecchio.

Ci inerpichiamo per la strada asfaltata, chiusa al traffico veicolare non autorizzato, seguendo il segnavia G21
che in circa 1h e 40 minuti ci porterà fino a Salecchio Inferiore, ai quali bisogna aggiungere altri 30 minuti
e ulteriori 200 m. di dislivello per arrivare a Salecchio Superiore.

La prima parte del percorso è facilmente intuibile: basta seguire l’ampio tracciato e i bollini rossi e bianchi,
attraversando un fitto bosco di castagni e faggi.

segnavia salecchio inferiore

I molti tornanti ci fanno prendere rapidamente quota, e i primi raggi del sole arrivano a scaldare l’aria frizzante
di questa serena giornata autunnale di fine settembre.

Attorno a noi, il silenzio e la pace di una vallata ancora sonnecchiante nelle prime ore del mattino.
Dopo circa quaranta minuti di salita, si giunge nei pressi dell’imponente parete rocciosa sulla quale è ubicato
il paese di Salecchio Inferiore.

Per superare la bastionata rocciosa e portarsi sull’altro versante, bisogna percorrere una galleria lunga circa 315 m.
La galleria, denominata “Galleria Maria Pia” è priva di illuminazione e formando una curva lungo tutto il suo tracciato,
resta completamente buia all’interno.

Infatti la luce, la si riesce a scorgere solo nei primi metri iniziali o finali.
Per attraversarla è quindi necessaria una torcia o una frontale.
Noi ci siamo “arrabattati” con la torcia dello smartphone, che pur non illuminando così intensamente,
ci ha comunque permesso di vedere.

All’interno del tunnel, nel silenzio più totale, si ascolta solo il rumore dell’acqua che infiltrandosi tra le pareti rocciose,
scivola sul terreno.

galleria salecchio inferiore
galleria salecchio inferiore

Usciti dal lato opposto del tunnel, si riprende la poderale e si supera una sbarra in ferro, che impedisce
il transito di eventuali veicoli non autorizzati.

Tralasciamo le indicazioni che troviamo alla nostra destra per Salecchio Superiore, e proseguiamo diritti
sulla poderale che in circa 25 minuti ci permette di raggiungere il minuscolo borgo di Salecchio Inferiore.

Questo antico paese Walser, ubicato a strapiombo sulla Valle Antigorio, è ampiamente soleggiato e si divide
in due gruppi di case.

Il primo gruppo è costituito dall’antica scuola comunale Virgilio, (oggi un museo), mentre il secondo gruppo di case
è formato dalla parrocchia con il piccolo cimitero attiguo.

Antiche case ristrutturate, si contrappongono ad altre che necessiterebbero di alcuni interventi conservativi.
La chiesa con il minuscolo cimitero, rappresenta il centro storico di Salecchio Inferiore.
Parliamo di un borgo dalle ridotte dimensioni, circondato dai prati verdi, con le sue particolari casette in pietra e legno.
Il silenzio e la tranquillità sono una delle caratteristiche di questo luogo.

Sulla mulattiera (segnavia G21) che ci ha condotto fino qui, sono necessarie alcune riflessioni.
Un tempo questo paese era considerato un “nido d’aquila”, perché raggiungerlo non era così semplice e il percorso
di salita (da noi oggi affrontato), veniva considerato molto pericoloso.

Venivano quindi valutate dagli antichi abitanti della zona, altre vie di accesso.
Una di queste prosegue in quota fino al santuario di Antillone a 1.400 m. di altitudine, mentre un’altra via di accesso,
è quella che collega Salecchio al villaggio di Agaro transitando dal Passo del Muretto.

Oggi, la strada poderale G21 che dalla frazione di Passo conduce a Sallecchio Inferiore è ampia e ben tenuta.
Tuttavia è sconsigliato il transito nei mesi invernali, in quanto il passaggio sotto le pareti strapiombanti della vallata,
la rendono particolarmente pericolosa per il rischio di caduta di blocchi di ghiaccio.

Per aggirare il problema, è possibile transitare su un sentiero alternativo, (che noi non abbiamo percorso),
a prima vista poco individuabile.

Particolare la storia della vita (oramai molto lontana), degli abitanti di questi due paesi.
La popolazione di Salecchio Inferiore, come quella di Salecchio Superiore, non trovandosi su una via di passaggio,
viveva completamente isolata dal resto del mondo.

La loro organizzazione di sfruttare ogni singolo centimetro di terreno per poterlo coltivare, era dettata
dall’esigenza di poter produrre cibo a sufficienza per garantire una discreta autonomia durante l’interno anno.

Persino il cimitero dalle ridotte dimensioni, era stato concepito così stretto, per limitare il consumo di terreno
che al contrario veniva utilizzato esclusivamente per le coltivazioni e per il foraggio.

Queste ultime erano principalmente suddivise nel taglio dell’erba per produrre il fieno per il bestiame,
attività principale che si svolgeva per lunghi periodi dell’anno, e nella coltivazione delle patate, della segala
e della canapa.

Il bestiame allevato, se da un lato garantiva il sostentamento della comunità, dall’altro rendeva spesso insufficiente
il fieno a disposizione, e questo costringeva la popolazione contadina a spostarsi nel taglio dell’erba,
fino sotto il Pizzo Martello, affrontando fatiche e rischi.

L’economia di Salecchio Inferiore e Superiore erano basate principalmente sull’autosufficienza e sulla pastorizia,
così come avveniva per il paese di Agaro (oggi sommerso dal lago).

Clicca qui per consultare la relazione completa.
La ricchezza di questi antichi borghi era quindi ridotta all’allevamento del bestiame.
L’isolamento così estremo rispetto a tutti gli altri centri abitati, hanno limitato lo sviluppo di queste popolazioni,
che hanno mantenuto nel tempo non solo la loro lingua (dialetto Walser), ma anche le usanze e metodi di lavoro
vecchi oramai di secoli.

Molto particolare la loro misurazione del tempo.
Quando la luce iniziava a imbrunire, il sagrestano suonava le campane per segnalare l’inizio della notte,
che variava nel corso dei mesi, a seconda delle stagioni e delle ore di luce disponibili.

Chiese, forni per il pane, antichi mulini, la scuola, antiche segherie, sono solo alcune testimonianze di ciò che rimane
dell’organizzazione della vita di queste popolazioni, che ha vissuto così per ben sette secoli.

salecchio inferiore
salecchio inferiore
salecchio inferiore
salecchio inferiore
salecchio inferiore

Per quanto piccolo, il borgo di Salecchio Inferiore è curato e ben mantenuto.
Formato da poche case in pietra, di cui alcune di esse andrebbero recuperate, qui non trovate nessun
punto di ristoro.

La tranquillità del luogo lo rende piacevole e rilassante, e i tavoli con le panche in pietra, invitano a un picnic
in una zona decisamente gradevole.

Da Salecchio Inferiore, in circa 30 minuti, il sentiero risale con tratti in parte a scalini e arriva a Salecchio Superiore,
passando per la cappella del Zucchetto Bort 1.470 m.

Il sentiero rappresenta l’unica via di collegamento tra i due paesi.
Il borgo di Salecchio Superiore è stato interamente recuperato e riportato alle sue origini, con lo splendore
di un tempo, delle tradizioni e dell’ambiente del popolo Walser.

Il paese si sviluppa su una vasta collina erbosa, con varie case sparse in più punti e immerse nel verde
di prati perfettamente mantenuti.

Alcune case, sono delle tipiche costruzioni Walser, con i caratteristici “funghi”, ossia la casa è sopraelevata dal terreno
sottostante, per limitare il passaggio dell’umidità e l’ingresso indesiderato dei roditori.

I fiori sui balconi e sulle finestre, gli orti coltivati, le panche in legno, i lampioni lungo il sentiero che conduce alle varie
abitazioni, hanno fatto rinascere questo paese.

Parlando con un “anziano della zona”, abbiamo scoperto che il borgo è frequentato e abitato, principalmente
nel periodo primaverile ed estivo.

All’inizio dell’autunno, con le condizioni meteo che degradano, il paesino si svuota completamente.
E’ dal 1966 che questo borgo non è più abitato per l’intero periodo dell’anno.

salecchio superiore
salecchio superiore

Tuttavia l’amore di alcune persone per il luogo, la loro determinazione e la loro costanza, hanno reso questo
ambiente particolarmente gradevole, accogliente e affascinante.

Qui tutto è curato e soprattutto, il paese non è morto, rivivendo in molti mesi dell’anno.
Dopo una piacevole sosta, godendoci il tepore del sole di una giornata di fine settembre, riprendiamo il sentiero
di discesa che è il medesimo affrontato in salita.

In circa un’ora e 50 minuti, ritorniamo alla frazione Passo.
Si chiude così un bel giro di trekking, che ci ha portato a scoprire due antichi villaggi Walser, che tuttora
custodiscono le tradizioni e le abitudini di vita, che qui si sono tramandate per quasi 700 anni.

Relazione e fotografie di: Michele Giordano e Andreina Baj

salecchio inferiore


Note:
questo percorso di trekking, ben segnalato e ben tenuto lungo tutta la tratta, vi porta a visitare
due villaggi Walser affascinanti e particolari.

Molti anni fa, qui la vita era tutta incentrata sulle coltivazioni e sull’allevamento del bestiame, e il tempo veniva
scandito dalla luce e dal buio delle giornate nelle varie stagioni dell’anno.

Il passaggio all’interno della galleria, è necessario per superare la bastionata rocciosa e richiede la luce di una torcia.
Il tracciato non presenta difficoltà, e i quasi 800 m. di dislivello, si riescono a superare piacevolmente,
immersi dall’inizio alla fine, all’interno di fitti boschi.

In inverno e al disgelo, prestare particolare attenzione alla possibile e pericolosa caduta di blocchi di ghiaccio
dalle pareti rocciose, poste nella zona della galleria.