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Malin Head – Capo Malin – Banba’s Crown
(Irlanda – Donegal – penisola di Inishowen)
spesso sferzato dal vento e dalla pioggia, vi troverete nel punto più a nord dell’Irlanda, che oltre ad essere di grande
interesse paesaggistico, racchiude e custodisce gelosamente storie millenarie.

Qui non c’è nulla, ma in realtà c’è tutto…. e ancora di più

Malin Head - Capo Malin - Banba’s Crown


Località di partenza:
 al termine della R242, presso la Lloyds Signal Tower – Malin Head

1° punto intermedio: croce di Malin Head
2° punto intermedio: Hell’s Hole (buco dell’inferno)
3° punto intermedio: Devils Bridge (ponte del diavolo)
4° punto intermedio: scogliera di Hell’s Hole (Pólifreann)
Punto di arrivo: giro ad anello con ritorno alla Lloyds Signal Tower – Malin Head
Quota di partenza: 100 m.

Quota di arrivo: 100 m.
Dislivello: 0 m.
Posizione: penisola di Inishoweny – Donegal
Difficoltà: E [scala delle difficoltà]
Ore: circa 1h per l’anello completo
Periodo: tutto l’anno, ma vanno valutate con attenzione le condizioni meteo; da evitare in caso di nebbia,
vento forte e altre situazioni avverse

Attrezzatura richiesta: classica da trekking
Segnavia: ==
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

Oggi voglio portarvi ai confini con l’Europa, nel punto più a nord dell’Irlanda, precisamente sulla punta estrema
della penisola di Inishowen, località nota per lo spettacolare fenomeno dell’aurora boreale. 
Inishowen, conosciuta anche come Inishowen Peninsula, in gaelico Inis Eoghain, è la penisola più vasta d’Irlanda.

Terre selvagge, aspre, incontaminate e spessissimo battute dai venti e dalla pioggia, ma al contempo romantiche,
ricchissime di storia e con un fascino irresistibile.

Cammineremo su ampi prati ricoperti di erica, ma facendo molta attenzione, perché siamo sopra pareti rocciose
alte decine di metri, con salti nel vuoto e strapiombi che vanno direttamente dentro l’impetuoso Oceano Atlantico.

Vi aspetteranno (forse), solo le pecore, ma anche il “buco dell’inferno” e il “ponte del diavolo”, oltre a uno
spettacolo naturale veramente unico in tutto e una bellezza incontaminata.

Benvenuti a Malin Head!!
Se siete in Irlanda, questa destinazione, inseritela come “tappa obbligatoria”.

Malin Head
Malin Head

Segnatevi la sigla “R242” che corrisponde al numero della stretta strada che vi porta fino qui.
C’è poco parcheggio, e bisogna accostarsi lungo la striscia d’asfalto che conduce al promontorio.
Ma qui il parcheggio non rappresenta un problema, ed escluso i mesi di luglio e agosto, il luogo è poco frequentato.
A Malin Head si arriva perché si vuole arrivare, dopo non ci sono altre destinazioni, siete giunti al capolinea più a nord
possibile del territorio irlandese, esattamente dove inizia e finisce la Wild Atlantic Way.

Ma perché arrivare fino qui e prepararsi per un trekking da affrontare (spesso), con vento e pioggia?
Beh le ragioni sono tante.
A cominciare dal fatto che noi ci siamo innamorati fin da subito di questa terra selvaggia e inospitale che ci ha
letteralmente “calamitato” con il suo fascino, con il suo clima, con le sue scogliere, con i suoi spazi immensi e solitari,
dove il vostro pensiero correrà via come le gocce di pioggia spazzate dal vento.

Nelle giornate particolarmente terse, da qui si intravvede la costa scozzese e sono visibili in lontananza le isole
di Jura ed Islay, mentre sulla costa irlandese, si individua il faro di Fanad Head, mentre ad ovest il promontorio
di Horn Head (per entrambi trovate un’ampia descrizione all’interno del sito).

Guardando verso nord si individua anche la piccola e poco conosciuta isola di Inishtrahull, che a forma di clessidra,
si estende per circa 1km 1/2 e si trova a circa 10 km da Malin Head.

Quest’isola è la più settentrionale della Repubblica d’Irlanda.

Malin Head

Inishtrahull è un’area protetta per la fauna selvatica, ed è stata abitata fino al 1929.
Era presente una piccola scuola, alcune case e due cimiteri.
L’unico sostentamento “commerciale” per gli abitanti di quest’isola era rappresentata dalla pesca.
La vita come potete intuire era molto molto semplice: tutti avevano il loro pezzo di terra per coltivare le verdure,
difficili da far crescere in un ambiente così ostile.

La mucca forniva il latte, le galline le uova, le pecore la lana, e queste erano le sole risorse per successivamente
produrre formaggi e burro.

Non sono presenti né alberi, né siepi.
Le eventuali navi di passaggio, erano fonte di baratto per scambiare il pesce pescato dagli abitanti dell’isola,
con barili di combustibile o whisky.

Oggi Inishtrahull è totalmente disabitata, non attracca nessun traghetto ed ospita un faro alto 28 metri,
la cui luce è visibile con tempo sereno fino a 30 miglia di distanza.

Il faro, immerso in un ambiente magnifico, è stato automatizzato nel 1987, quando gli ultimi guardiani si sono
congedati definitivamente.

Attorno al faro un muretto di pietra, proteggeva l’orto dall’aria salata del mare, in modo che il guardiano potesse
coltivare i suoi ortaggi.

Inishtrahull è possibile raggiungerla con delle imbarcazioni private.
La profondità dell’oceano attorno all’isola, arriva fino a 90 m. e questo favorisce la presenza di squali elefanti e cetacei,
oltre alle foche grigie, le foche dalla faccia bianca e a tutta una serie di uccelli molto particolari e rari da osservare
in qualsiasi altra parte dell’Irlanda, quale ad esempio il gabbiano dal dorso nero.

Il mare qui combina le correnti oceaniche, con le acque costiere più fresche, alle quali si aggiunge l’acqua dolce
che defluisce nel Lough Foyle e nel Lough Swilly.

Questo mix, crea una insolita diversità marina, e il cibo in abbondanza, attira balene, delfini e altre specie,
le cui rotte migratorie passano in questa zona.

A Inishtrahull l’unico rumore che si avverte è il suono delle onde che si infrange costantemente sule rocce,
oltre al fischio delle foche e al richiamo degli uccelli: la bellezza e particolarità di questo posto è incredibile.

Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin

Il tratto di mare che separa Capo Malin dall’isola di Inishtrahull viene chiamato Inishtrahul Sound.
Alle volte non è navigabile anche per diverse settimane a causa dei forti venti e delle insidiose correnti marine.
La vista è magnifica ovunque vi girate, con prospettive che vi toglieranno letteralmente il fiato.
La sua posizione così sperduta nell’estremo nord del paese, e con solo il panorama dell’oceano, conferisce
un fascino molto particolare e permette alla fauna selvatica di riprodursi in modo naturale, e con un pò di fortuna
è possibile individuare le foche e i delfini.

Capo Malin, in inglese non tradotto Malin Head e, in gaelico irlandese Cionn Mhálann, non è poi così diversa
dall’isola di Inishtrahull.

Al posto del faro, qui troviamo una torre di origine napoleonica.
Il punto più elevato di Malin Head è chiamato Banba’s Crown, facilmente individuabile da una torre in rovina
costruita nel 1805 dall’Admiralty britannica per difendersi dall’invasione francese durante le guerre napoleoniche.

Successivamente la torre venne utilizzata dalla compagnia assicurativa Lloyd’s di Londra per contattare le navi al largo
e poi dai militari come vedetta durante le guerre mondiali.

Questo alto edificio, (oggi purtroppo abbandonato), è conosciuto dalla popolazione locale, come “The Tower”,
ed è stato utilizzato anche come stazione di segnalazione, con l’importante funzione di collegamento delle notizie
tra l’America e l’Europa.

Un tempo le segnalazioni dalla torre avvenivano con le bandiere, successivamente sostituite dal codice Morse nel 1902.
Sono passati molti anni….
In questa zona venivano contrabbandate parecchie merci, in particolare tabacco e rum, spesso nascosti all’interno
delle grotte costiere prima di portarlo sulla terra ferma per lo smercio.

Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin

Attorno alla torre ci sono costruzioni di cemento che sono state utilizzate dall’esercito irlandese come posti
di vedetta durante la Seconda Guerra Mondiale.

Poco sotto queste costruzioni, guardando verso nord, individuerete nell’erba verde, la scritta su pietre dipinte di bianco
e pressate nel terreno, “ÉIRE 80”, che indica la postazione di vedetta numero “80”. 
Questa sigla, ha rappresentato un importante segnale per i piloti nella seconda guerra mondiale, e serviva per
avvisare gli aerei che stavano sorvolando la zona neutrale dell’Irlanda.

Infatti, lo Stato Libero d’Irlanda rimase fuori dal contesto bellico, denominata “neutralità irlandese”.
Tra il 1939 e il 1942 è avvenuta la costruzione di 83 posti di vedetta, ubicati in punti strategici, all’incirca ogni 10 miglia
gli uni dagli altri, lungo la costa irlandese.

Malin Head - Capo Malin - The Tower

Per diverso tempo, questi posti di vedetta, sono serviti per monitorare dai volontari locali la costa, con il fine
di verificare le attività belligeranti nel mare.

Ogni LOP (questo il nome delle torri di avvistamento), doveva avere e riportare in un registro, la presenza di qualsiasi
attività in mare o in aria.

Numerosi registri sono ancora disponibili e tuttora conservati presso gli archivi militari irlandesi.
Cliccando su questo link, potete sfogliare il registro del LOP n° 80
Vi riporto a fondo pagina un elenco di tutti i posti di vedetta presenti sul territorio irlandese.
Malin Head è visitato dagli appassionati della natura e da tutti quelli che amano i cammini solitari all’interno
di aree e ambienti naturali semi deserti.

Il sentiero erboso ricoperto di erica che parte nei pressi della torre, si snoda lungo il litorale, portandoci in poco tempo
a lambire scogliere che si sono formate oltre 400 milioni di anni fa, che sono legate alla terraferma irlandese,
ma in realtà fanno parte del “Rhinnes Complex” della Groenlandia Meridionale.

Scogliere imponenti con pareti alte decine di metri che scendono vertiginosamente nelle acque oceaniche
della baia di Malin Head, che risultano essere particolarmente insidiose.

Ed è per questo motivo che qui si conta un numero molto elevato di sottomarini e imbarcazioni tedesche,
miseramente naufragate, più che in ogni altra parte del mondo.

Infatti, questo punto più a nord dell’Irlanda, Malin Head, è stato protagonista per il passaggio della flotta tedesca
alla fine della prima guerra mondiale.

Ma soprattutto nel passato, sono stati diversi i naufragi di navi che qui hanno colpito le rocce affondando,
con purtroppo molte vite perdute nella fatale collisione che non lasciava scampo quasi a nessuno.

Il sentiero conduce all’Hell’s Hole (buco dell’inferno), ossia una caverna sotterranea lunga circa 80 metri, larga 2 1/2
e profonda 30, dove la risacca e la marea oceanica entra con una forza tremenda con il suo moto perpetuo,
emettendo un suono fragoroso alla fine della gola.

Poco dopo si arriva al pittoresco arco naturale chiamato Devils Bridge (ponte del diavolo), modellato da secoli
di erosione atlantica.

Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin

Proseguendo lungo il sentiero, si giunge alla scogliera denominata Hell’s Hole (Pólifreann),
un abisso profondo oltre 30 metri, perennemente battuto dalla tempestosa risacca.

Sono restato impressionato dalle imponenti pareti rocciose che scendono in verticale nelle acque oceaniche.
Solo i gabbiani si muovono con disinvoltura e abilità incredibile.

Malin Head - Capo Malin

Pensate che la stazione meteorologica installata qui a Malin Head (tutt’ora in funzione), negli anni ha registrato
venti tempestosi con mare forza 12.

La forza del vento registrata sul promontorio di Banba’s Crown è arrivata a 114 miglia, oltre 180 km/h, quando la coda
dell’uragano Debbie ha colpito la costa occidentale.

Abbiamo percorso questi sentieri solitari, sia con la pioggia che con il sole.
Immersi nel verde della grande estensione erbosa, e passando accanto alle severe pareti delle scogliere rocciose,
qui si prova una sensazione difficilmente descrivibile.

Vi sentirete come un misero puntino nell’immensità di una zona particolarmente selvaggia, dove non esiste nulla
di tutto quello al quale siete abituati ad avere nella vostra quotidianità.

Ma non vi mancherà nulla.
In posti come questo non c’è niente, ma c’è tutto.
E’ un concetto difficile da esprimere e condividere, ma la bellezza, la maestosità della natura selvaggia,
dell’ambiente accanto a voi, la spartanità del luogo, è riuscita a riempire il nostro cuore di emozioni e non ci ha mai
fatto sentire la “mancanza di qualcosa”.

Qui si ritrova la pace, la poesia del paesaggio naturale al 100%
Ancora una volta, camminando in questi luoghi deserti, mi sono reso conto di quanto sia bella la vita, e di quanto
sia importante riuscire ad abbandonare “gli assurdi schemi sociali”, per dedicarsi interamente alla cosa più importante
che abbiamo: vivere, scoprire ed esplorare il mondo che ci circonda.

Relazione, riprese video e fotografie di: Michele Giordano, Gaia Giordano e Andreina Baj

Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin
Malin Head - Capo Malin


Note:
Malin Head è un luogo selvaggio, sferzato dal vento e battuto dalla pioggia, ma regala anche momenti
di dolcezza, con il sole che illumina e rende onore alla poesia di questo luogo, e ai suoi fiori:
su un totale di 815 specie di piante da fiore irlandesi, più di 500 sono originarie di Malin Head.

Le correnti oceaniche sono particolarmente insidiose.
Impossibile qualunque tipo di balneazione e spesso viene limitata anche la navigazione a causa dei rischi elevati.
Sono tantissime le storie, i racconti e le avventure che questo posto custodisce, dal contrabbando, ai posti di vedetta
per proteggere il territorio restato neutrale nelle guerre mondiali.

Dalle condizioni meteo estreme, alle navi che giacciono sotto decine di metri d’acqua, affondante urtando le scogliere,
rese spesso invisibili dalle nebbie.

A qualche km di distanza da Malin Head, lungo la R242, troverete un minuscolo negozio, denominato Curiosity Shop.
Oltre ad essere il negozio più a nord d’Irlanda, è caratteristico.
Raccoglie e vende oggetti particolari, quali ad esempio vecchie insegne e cianfrusaglie varie.
Vale la pena fermarsi e dare un’occhiata al minuscolo bugigattolo.

Malin Head - Capo Malin