Rifugio degli Angeli 2.916 m. – Laghi del Moriond – (Italia – Alta Valgrisenche)
accoglienza da 5 stelle in questo rifugio posto a quasi 3.000 m. di altitudine, dal quale si apprezza un panorama
da incanto su un’ampia fetta della Valgrisenche.
Stelle alpine, fiori, stambecchi, marmotte e laghi alpini, hanno “disegnato” il ricordo di un trekking da favola
Località di partenza: la poderale sulla destra che si trova circa 700 m. dopo aver superato il paesino di Bonne
(andando in direzione di Usellieres)
Quota di partenza: 1.810 m.
Punto intermedio: Alpe Vieille 2.208 m.
Quota di arrivo: 2.916 m.
Dislivello: 1.106 m.
Posizione: Alta Valgrisenche (zona di Bonne, sopra la diga del Lago di Beauregard)
Difficoltà: E [scala delle difficoltà]
Ore: 3h in andata e circa 2h 1/2 al ritorno (nel mio caso a questa tempistica va aggiunta circa 1h 1/2
per “l’esplorazione nei dintorni” del rifugio)
Periodo: da metà giugno a metà / fine settembre (previa attenta verifica delle condizioni di innevamento
e stabilità dell’eventuale manto nevoso)
Attrezzatura richiesta: classica da trekking
Segnavia: n° 16
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli
“Salire in alto per aiutare chi sta in basso”.
Il Rifugio degli Angeli ubicato a 2.916 m. di altitudine è una struttura particolare, gestita, e organizzata in modo diverso
da tutti gli altri rifugi, con uno spirito al 100% solidale.
Gli operatori che lavorano all’interno del rifugio, esercitano gratuitamente, senza alcun compenso economico:
sono i volontari dell’operazione Mato Grosso.
I rifornimenti non arrivano quasi mai tramite l’elicottero, ma vengono portati (settimanalmente) a spalle
dopo aver superato i quasi 1.200 m. di dislivello e le oltre 3 h di cammino.
Il pane viene prodotto in loco.
Autosufficiente a livello energetico, autosufficiente a livello idrico e con una eco-stufa ad alta efficienza,
tutto quello che troverete qui, è frutto di fatica e sacrificio.
La cosa che mi ha stupito (e che raramente si riesce a trovare), è stata la particolare accoglienza.
Senza aver chiesto nulla, sono stato ricevuto con un sorriso e con un atteggiamento “come se ci conoscessimo da sempre”.
Mi è stata offerta una tazza di the caldo con dello zucchero come “benvenuto”.
L’intero ricavato della gestione del rifugio, viene donato ai poveri dell’America Latina.
Lo spirito è quello di regalare il proprio tempo, senza toccare nessun soldo di quelli guadagnati,
per poi donarli interamente a chi è in difficoltà e vive in condizioni precarie.
Quando aprite la porta del Rifugio degli Angeli in Valgrisenche, entrate in un mondo molto particolare,
fatto di persone, di gente con il cuore, che pensa solo ad aiutare chi ha bisogno e chi vive in zone del mondo,
meno fortunate rispetto alle nostre.
Tutto questo “stride parecchio” rispetto alle multinazionali che puntano solo sul profitto estremo e al fatturato
in costante crescita (e che spesso non conosce limiti), per poi arrivare chissà dove e a quale prezzo…
Fortunatamente la “montagna pura”, passa anche da questo rifugio e qui dentro, si può solo imparare…
Benvenuti sulle pagine del nostro sito internet.
Incomincia adesso un nuovo ed entusiasmante viaggio che per semplicità descrittiva suddividerò in due capitoli:
“La salita al Rifugio degli Angeli” e “L’esplorazione dei dintorni”.
Laghi, immense conche erbose, marmotte, stambecchi, stelle alpine, ambiente di alta montagna,
panorami da incanto, nevai: oggi non mi sono fatto mancare nulla.
La Valgrisenche è una vallata solitaria, meno frequentata rispetto ad altre, un pò meno turistica,
e anche per questi aspetti è un incanto, un intreccio tra natura, storia e paesaggi da favola.
Parliamo di una vallata che offre trekking infiniti entusiasmanti e molto molto panoramici.
LA SALITA AL RIFUGIO DEGLI ANGELI
Il punto di partenza dell’escursione di oggi, è il piccolo paesino di Bonne che si trova a 1.810 m. di altitudine,
poco distante dalla Diga di Beauregard.
Arrivati a Bonne bisogna oltrepassare il paese per circa 600 – 700 m. prima di trovare il bivio sulla destra,
con le indicazioni per il Rifugio degli Angeli.
Provenendo da Courmayeur o da Aosta tramite la SS26, quando si giunge in prossimità di Arvier,
si trovano le indicazioni per la Valgrisenche.
Si abbandona la SS26 e si prende la SR25.
La SR25 è la strada che attraversa l’intera Valgrisenche e che conduce a Usellieres (l’ultimo micro paese)
che segna il capolinea.
Lunga circa 15 km, ben asfaltata, ma stretta e tortuosa, bisogna risalirla fino ad arrivare a Bonne dov’è possibile
lasciare la macchina (c’è qualche slargo in prossimità del bivio per la salita al rifugio).
Da Bonne, si percorrono a piedi (in direzione di Usellieres) circa 600 metri, quando sulla destra si individua l’ampia poderale
con le indicazioni per diversi percorsi escursionistici tra cui il Rifugio degli Angeli.
Il segnavia da seguire è il numero 16, tempo indicato per la salita: circa 3h
La poderale si inerpica dolcemente e disegna ampie curve.
E’ tuttavia possibile “tagliare” questo percorso seguendo i sentieri che, in più punti, (ottimamente segnalati)
consentono di guadagnare tempo, accorciare il tragitto e saltare i tornanti.
Si arriva così in circa 35 minuti all’Alpe Vieille 2.208 m. formata da alcune malghe ristrutturate in pietra e legno.
Qui, il buongiorno mi viene dato da una marmotta che per nulla intimorita si lascia fotografare quasi come se fosse una modella…
Si prosegue lungo il sentiero che in circa 20 minuti ci porta all’interno della conca erbosa dell’Alpe Vieille:
un paradiso e una magia montana.
Qui verrete accolti da una immensa area prativa con “prato all’inglese”, solcato nel mezzo da un ruscello
di acqua limpidissima che forma un laghetto dai colori caraibici, nel quale si specchiano le vette del vallone opposto.
Quasi da non credere che possano esistere luoghi così magici che compaiono dal nulla.
Poco distante si nota una vecchia costruzione squadrata in cemento: come una grande scatola posata lì…
E’ il ricovero Plan du Brè 2.430 m. utilizzato dai partigiani nel secondo conflitto mondiale, fatti che segnarono
profondamente la Valgrisenche, disseminata di vecchie casermette e ricoveri.
Quasi tutte le casermette sono (purtroppo), in stato di totale abbandono.
Disseminate lungo i sentieri e sulle creste delle montagne, un tempo utilizzate per contrastare l’avanzata dei nemici,
queste costruzioni potessero parlare, racconterebbero storie che oggi più che mai dovrebbero far riflettere
sull’assurdità dei conflitti, che portano solo miseria e distruzione.
Si attraversa un ponticello in legno e mantenendo la destra bisogna sempre seguire l’evidente traccia del sentiero
che da qui in avanti sale ripido.
Man mano che si prende quota l’ambiente cambia, diventa più austero e la vista sempre più ampia.
L’erba lascia spazio a pietre di grosse dimensioni, si incontrano i primi residui di nevai, l’aria diventa decisamente
più fresca e spesso soffia un venticello piuttosto freddo.
A inizio stagione bisogna mettere in conto di attraversare zone ancora parzialmente ricoperte di neve.
Uno sguardo all’indietro e il laghetto dai colori caraibici dell’Alpe Vieille lo si nota a fatica, diventato oramai piccolo
come le dimensioni di una formica.
Bollini gialli e un sentiero ottimamente indicato, in circa 1h e 20 minuti vi accompagneranno dall’Alpe Vieille
fino alla bandiera che preannuncia l’arrivo al rifugio.
Giunti nei pressi della bandiera, il Rifugio degli Angeli non è ancora visibile, bisogna scendere lungo il sentiero
per qualche minuto prima di individuarlo.
La struttura si presenta con un enorme tetto in lamiera, “posato” sopra delle mura con pietre a vista.
Dalla terrazza, il panorama è grandioso: davanti ai vostri occhi avrete tutto il versante opposto della Valgrisenche,
alla vostra destra i due Laghi del Moriond e giù in basso nel fondo valle è ben visibile il Lago di Beauregard,
generato dalla diga di Beauregard.
Che spettacolo: ma il bello deve ancora arrivare.
Prima di raccontarvi la seconda parte del trekking di oggi, permettimi di spendere qualche parola sullo spirito di questo rifugio.
Come accennato all’inizio di questo racconto, il Rifugio degli Angeli non è il classico rifugio di montagna.
Qui il business non esiste e non è neppure mai stato concepito.
Uno scritto posto all’interno di un quadro riassume in poche righe lo spirito di questo luogo:
Caro Ospite, benvenuto al Rifugio degli Angeli.
Il nostro desiderio è farti sapere che questo rifugio è speciale, perchè parla della gratuità di tanti giovani
che lo hanno costruito, delle tante persone che ci hanno aiutato a costruirlo con materiali e sostegno di vario tipo,
dei gestori che sono qui per te, senza compenso.
E’ speciale perchè parla della Carità.
Il ricavato della gestione del rifugio, viene regalato ai poveri dell’America Latina, dove si trovano le missioni
dell’operazione Mato Grosso.
L’operazione MATO GROSSO, nasce nel 1967 in Val Formazza grazie all’iniziativa di Don Ugo de Censi.
Un gruppo di giovani parte per il Brasile per costruire una scuola nel Mato Grosso dando inizio a un impegno
che continua anche dopo il loro ritorno in Italia.
Da allora si organizzano nuove spedizioni, finanziate con il lavoro dei volontari.
Nel tempo il progetto cresce mantenendo autonomia e un approccio educativo e caritatevole.
Oggi conta oltre 500 volontari e circa 140 missioni in America (tra Bolivia, Perù, Brasile, Ecuadro, Stati Uniti)
con interventi a favore dei poveri locali che vanno dalla costruzione di ospedali, all’accoglienza dei giovani nelle case-scuole,
successivamente formati per ogni tipo di lavoro e per poter restare a vivere nella propria terra.
In sintesi, l’Operazione Mato Grosso è un cammino per imparare ad AMARE.
Entrato nel rifugio, vengo accolto da un caloroso sorriso, di persone che non ho mai visto nella mia vita
ma è come se ci fossimo “conosciuti da sempre”.
Un clima e un atteggiamento che ha fin dall’inizio trasmesso energia e grande positività.
Mi viene quasi subito offerta una tazza di the caldo con delle zucchero: graditissimo!
Guardandomi attorno scopro la semplicità e la purezza di un luogo posto in alta montagna e interamente dedicato
all’aiuto economico verso chi ogni giorno in qualche parte del mondo, si trova a dover affrontare delle difficoltà
spesso complicate da superare.
I piatti cucinati qui sono ottimi e con un prezzo modesto.
Vi consiglio di assaggiare le specialità preparate con cura e attenzione, con la consapevolezza che il ricavato
verrà interamente destinato a chi ha avuto la sfortuna di nascere e vivere in zone decisamente meno ricche
rispetto alle nostre.
L’ESPLORAZIONE DEI DINTORNI (e che dintorni….)
Dal Rifugio degli Angeli è possibile salire alla Testa del Rutor.
Lasciato il rifugio, in circa 15 minuti ho raggiunto i Laghi del Moriond 2.900 m. due specchi d’acqua di cui uno
dal colore blu scuro e l’altro tendente all’azzurro.
Da qui seguendo una traccia tra le rocce e affidandomi ad alcuni ometti in pietra, mi sono inoltrato per circa un’oretta,
risalendo quello che si potrebbe definire un “paesaggio lunare”.
Ho aggirato sassi e pietraie portandomi nei pressi di laghetti visibili solo all’ultimo, adagiati in conche
ancora parzialmente innevate.
Il bianco candido della neve ha contrastato con l’azzurro dell’acqua del lago, dentro al quale si sono sempre specchiate
le vette poste alle mie spalle.
Violette dai colori particolarmente accesi, sbucavano tra i sassi e camminando verso la sommità di un colle
(del quale ignoro il nome), posto a circa 50 minuti da rifugio, mi sono imbattuto in una zona ricoperta
da stelle alpine: da non credere.
Ma le sorprese non sono finite.
In questo luogo solitario e sperduto, guardarsi attorno è incantevole.
Da questa altezza si osserva tutto il versante opposto della Valgrisenche, dove sul fondo valle è adagiato
il Lago di Beauregard, dal quale partono le pinete che risalgono la montagna, per poi lasciare spazio ai prati
che a loro volta salendo in quota lasciano spazio alle zone più impervie, fino a toccare l’azzurro del cielo.
Ma qui, senza nessuno, bel lontano dalla presenza umana, in questo luogo per nulla frequentato,
ho incontrato i veri padroni di casa.
Una famiglia piuttosto numerosa di stambecchi che mi hanno guardato con aria curiosa.
Mi sono seduto a osservare questi splendidi esemplari, di cui alcuni di essi intenti a riposare,
mentre altri vagavano nei dintorni.
I maschi arrivano a pesare fino a 100 kg, ma nonostante questa mole, hanno una grande agilità che gli permette
di arrampicarsi senza particolari sforzi, su pareti scoscese sfidando le più elementari regole d’equilibrio.
Le femmine generalmente vivono più vicino alle pareti rocciose per permettere ai piccoli di rifugiarsi tre la rocce,
e proteggersi così da eventuali predatori.
Dopo una sosta in questi luoghi magici, in ambienti naturali e selvaggi di alta montagna, ho fatto ritorno al rifugio
ed ho successivamente ripreso il sentiero numero 16, ripercorrendolo al contrario.
Nel mio caso la via di discesa è stata la stessa di quella affrontata in salita.
Si chiude così una giornata trascorsa nell’Alta Valgrisenche.
Una vallata magica che offre trekking di grande prestigio che andrò presto a scoprire e documentare
in modo più approfondito.
L’obiettivo dei prossimi giri di trekking sarà quello di risalire percorsi meno conosciuti, andando a raccontare e fotografare
zone di alta montagna dove il passaggio escursionistico è piuttosto raro.
Ma dove è anche più facile incontrare i “veri abitanti della zona” e vivere a “tu per tu” il silenzio e la favola
di luoghi magici in tutto.
Vi lascio qui sotto qualche scatto.
Relazione e fotografie di: Michele Giordano
Note: tracciato di trekking che si snoda in un ambiente di alta montagna.
Man mano che si prende quota, si apre una vista e un panorama da incanto su una grossa fetta della Valgrisenche.
Il Rifugio degli Angeli è visibile solo all’ultimo e dalla sua terrazza si ammirano le varie vette che è quasi possibile
toccarle con le dita della mano.
Consiglio di “aggirarvi” in zona, per esplorare i dintorni solitari, dove si apprezza l’ambiente austero di alta montagna.
Accoglienza da 5 stelle, cucina ottima, sorrisi e tanto impegno verso il prossimo: un gran bel mix (piuttosto raro da trovare)
