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Colle della Croce 2.381 m. e Punta della Croce 2.478 m.
(Italia – Valdigne – Vallone di Arpy)
escursione di trekking estremamente panoramica e appagante, in particolare quando si giunge in vetta, con una
visuale da incanto su tutta la catena del Monte Bianco e altre decine di vallate

colle della croce valdigne


Località di partenza:
 Colle San Carlo 1.951 m.

Punto di arrivo: Colle della Croce 2.381 m. e Punta della Croce 2.478 m.
Quota di partenza: 1.951 m.
Quota di arrivo: 2.478 m.
Dislivello: 527 m.
Posizione: Valdigne – Vallone di Arpy, comune di Morgex
Difficoltà: E [scala delle difficoltà]
Ore: 1h 50 minuti per la salita dal Colle San Carlo al Colle della Croce
2h 05 minuti per la salita dal Colle San Carlo alla Punta della Croce

Circa 1h 30 minuti per la discesa, dal Colle della Croce al Colle San Carlo passando per il Lago D’Arpy, quindi con
un percorso in parte differente da quello della salita.
Periodo: da metà maggio (previa verifica delle condizioni di innevamento), a fine ottobre
Attrezzatura richiesta: classica da trekking
(consigliati ramponcini da neve in caso di attraversamento di ampi nevai)
Segnavia: n° 16 e n° 17
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

Quella che vi raccontiamo oggi, è una gran bella escursione di trekking, imperdibile, assolutamente da mettere in
programma e inserirla tra le vostre prossime mete.

Parliamo di un giro molto panoramico, che regala una vista stupenda su un’infinità di vette di altissimo profilo,
ma al contempo richiede una scarsa fatica fisica.

Il dislivello limitato a poco più di 500 m. è “spalmato” su una tratta che sale dolcemente e non richiede mai un
particolare sforzo, rendendo questo giro adatto alla maggior parte degli escursionisti.

Era da molti anni che non tornavo al Colle della Croce e sono restato “innamorato” delle emozioni che ha saputo
nuovamente regalarmi, con degli scorci unici e una vista grandiosa!!

Ma partiamo dall’inizio e andiamo per ordine.
Benvenuti o ben tornati sul nostro sito, siamo in una calda mattinata di fine maggio.
Il meteo annunciato con cielo sereno, in realtà si è presentato con una coltre di nuvole che ci ha accompagnato
per tutta la giornata con il sole che andava e veniva.

Il percorso di avvicinamento, prevede di arrivare al paese di Morgex e salire in auto in direzione del Colle San Carlo,
dove giungeremo fino alla sua sommità, parcheggiando nei pressi dell’hotel ristorante Genzianella.

Il consiglio è quello di non arrivare troppo tardi al mattino, perché il parcheggio anche se abbastanza ampio,
è spesso pieno in quanto questo è il punto di partenza per diverse escursioni.

Dal parcheggio, troviamo subito i cartelli che indicano la direzione dei vari percorsi, compreso il nostro di oggi che
ci porterà prima al Colle della Croce e poi alla Punta della Croce.
Ci incamminiamo entrando in un fitto bosco di larici, passeggiando su un’ampia mulattiera sopra un manto lunghissimo
di aghi di pino, respirando un’aria leggera con il profumo della resina e ascoltando il cinguettio degli uccelli,
in un clima rilassante e piacevole.

E’ mattina presto, non incontriamo nessuno lungo tutta la tratta: che favola.
Risalendo il fitto bosco e buttando un occhio tra i rami dei larici, vediamo spuntare all’orizzonte il Dente del Gigante,
quasi come fosse stata aperta una finestra.

Dopo circa 15 minuti di cammino giungiamo a un bivio segnalato da due cartelli di legno: andando a sinistra
si prosegue per il Lago d’Arpy, andando a destra incomincia la salita al Colle della Croce, la strada che prendiamo noi.

Restiamo piacevolmente incantati dalla bellezza dei fiori, dei loro colori e della loro varietà, lungo la mulattiera,
dove i primi raggi del sole, danno un tocco di magia a un ambiente meraviglioso.

Un patrimonio boschivo grandioso.
Tra gli aghi di pino al suolo, caduti nel precedente autunno, spuntano funghi colorati di marrone chiaro e marrone scuro,
con venature incredibili sotto il loro cappello.

Anche da questi piccoli dettagli, si può ammirare la bellezza e la perfezione della natura e dell’ambiente che ci circonda.

Proseguendo la salita, incontriamo i primi nevai, residui delle slavine invernali, con alcuni grossi massi portati
dalla neve, fin sul percorso di salita.

Un inverno quello tra l’anno 2021 e l’anno 2022, che purtroppo è stato particolarmente secco, con precipitazioni
molto molto scarse.

Man mano che si prosegue il cammino, la poderale si restringe trasformandosi in un comodo sentiero, gli alberi
si diradano e si apre una vista ampia su una parte della catena del Monte Bianco e su tutta la Valdigne, con ben
visibile all’orizzonte il Colle di Liconi.

I nevai si fanno più frequenti, ma si superano agevolmente e non è necessario calzare i ramponcini che abbiamo
portato con noi nello zaino.
Poco dopo aver girato a destra su un tornante, ecco comparire alla nostra sinistra, laggiù in basso il Lago d’Arpy,
oggi con un colore verde scuro, a ridosso delle ripide montagne che lo contornano da un lato, mentre dal lato
opposto confina con il fitto bosco.

Ma è guardando leggermente più in alto che l’orizzonte si apre, permettendoci di ammirare tutta la conca del
Lago della Pietra Rossa (2.570 m.), ancora immerso tra grandi residui di nevai e parzialmente congelato,
il Col d’Ameran (2.666 m.), fino ad arrivare a Becca Pouegnenta (2.826 m.).

Tutti percorsi che abbiamo fatto in precedenza e che ci hanno letteralmente stregato per la bellezza dell’ambiente e dei
quali trovate nel sito un’ampia descrizione.
La salita continua dolcemente e incontriamo qualche raro bollino giallo.
Il percorso è facilmente intuibile, ma avrei aggiunto qualche ometto o qualche segno in più.

Superiamo un nevaio, una vecchia malga abbandonata e parzialmente diroccata, fino a giungere sul pianoro di Petosan,
dove giriamo a destra per salire ancora una quindicina di minuti.

All’orizzonte intravvediamo la croce di vetta del Monte Croce, dove arriviamo e restiamo letteralmente estasiati.
La vista da quassù è qualcosa di UNICO.

Davanti a nostri occhi l’intera catena del Monte Bianco, il Dente del Gigante, le Grandes Jorasses, Punta Whymper,
Punta Walker, le Aiguille de Leschaux, le Petites Jorasses, il Mont Dolent……….., ma “poco prima” vediamo l’intero
vallone dei Liconi che porta al Lago Liconi e alla Testa Liconi, (appena dietro di esso, nascosta la Val Ferret), verso il
basso la Valdigne con il paese di Morgex, e poco più in alto il Vallone verso Planaval, verso il Colle Serena,
con la Grande Rochere.

Lo so, leggendo quello che ho riportato sopra, vi sembrerà che abbia fatto una grande confusione, un grande
“pastrocchio”, ma non è così.

E’ quello che vedono i miei occhi, ed è tutto documentato dalle fotografie che trovate in questa relazione.

colle della croce

Ma lo spettacolo e questo “ingarbugliamento” di vallate non è ancora finito.
Perché spostando lo sguardo a sinistra, ecco comparire in basso il paese di La Thuile, dal quale parte la strada a
tornanti che sale verso il Colle del Piccolo San Bernardo e anche lì un’infinità di vette, queste già in territorio francese,
e riconoscibili (almeno nel mio caso), solo attraverso una mappa.

Un panorama da favola.
Mi siedo a contemplare, e penso quanto potrebbe essere bello attendere qui l’alba del mattino presto, o il tramonto
la sera, con i colori caldi del sole che colorano di arancione queste grandiose vette.

colle della croce vallone di arpy

Accanto alla croce del Monte Croce, c’è purtroppo un ripetitore (penso televisivo), che deturpa questo paesaggio
incantevole.

Sicuramente importante nella sua funzione, avrei evitato di mettere una struttura così invasiva, in un posto così bello.
Non c’erano altre soluzioni?
Sostiamo nei pressi della croce di vetta per una mezz’oretta, optando per una buona colazione con vista sublime,
prima di ripartire verso la Punta della Croce che da qui dista circa 15 minuti.

Risaliamo il sentiero che prima passa accanto a una piccola tavola in ferro battuto che “riassume” sui quattro punti cardinali
le vette delle varie montagne, per poi proseguire su un percorso che non è più il sentiero, ma una vera e propria trincea.

Stiamo parlando e stiamo percorrendo a piedi il lungo trinceramento che si sviluppa in cresta fino alla
Punta della Croce 2.478 m. 
Le due estremità (verso nord e verso sud) di questo trinceramento, avevano il compito di collegare i due fortini
denominati “Fort Nicolon”.

Il fortino verso sud è addossato e mimetizzato ai pendii rocciosi che portano verso il Mont Colmet, mentre il fortino verso
nord è posto sulla cima e affacciato a strapiombo sul Vallone di Petosan.

Queste strutture sono state create nel lontano 1700 per difendere il Ducato di Savoia dall’invasione francese e sono
state escluse dalla demolizione, perché si è ritenuto poco conveniente far spianare trinceramenti posti in luoghi di
montagna così impervi.

Il Forte Nicolon è stato costruito qui, in quanto è in una posizione strategica, potendo controllare frontalmente la
strada del Piccolo San Bernardo e sbarrare tramite i trincerati di prima linea, la discesa verso il Colle San Carlo e
quindi verso Morgex, nella “Guerra dei Nove Anni”.

Resto affascinato nel vedere che strutture formate da pietre incastrate tra loro e che hanno oltre 300 anni di vita,
siano ancora parzialmente in piedi in un luogo dove le condizioni meteo sono tutt’altro che favorevoli.

A mio avviso, parliamo di un patrimonio che andrebbe preservato e ristrutturato e dove la Regione Valle d’Aosta,
dovrebbe intervenire con un’opera di ristrutturazione per mantenere aperta una pagina di storia.

Inutile dire che anche da qui la vista è qualcosa di unico !!

Abitarelestremo è il nome di questo sito, perché in posti come questi mi piacerebbe fermarmi per molti mesi e osservare
il cambio delle stagioni, le condizioni meteo, vedere, calcolare e annotare il variare della luce del sole e il tempo
dell’insolazione con il passare dei mesi.

Questo è da sempre un mio desiderio.
Ci fermiamo sulla Punta della Croce un’oretta ad ammirare, prima di prendere il sentiero di discesa che ci riporta
verso il Colle della Croce.

Una decina di minuti dopo aver superato il Colle della Croce, anziché prendere il sentiero percorso in mattinata,
tendiamo sulla destra, dove delle indicazioni segnate in giallo su una pietra, ci segnalano un percorso alternativo per
scendere verso il Lago d’Arpy e formare così una sorta di “giro ad anello”.

Passiamo accanto a una vecchia malga diroccata e scendiamo su un comodo sentiero che in circa 40 – 45 minuti
ci porta a lambire il Lago d’Arpy (2.066 m.), che questa mattina avevamo solo potuto vedere dall’alto.

Nelle acque di colore verde scuro del lago, si riflette la parte di montagna (ancora parzialmente innevata), che sale
verso il Pietra Rossa e verso il Colle d’Ameran.
Dal Lago d’Arpy, scendiamo lungo l’ampia mulattiera, in parte ancora innevata, che in circa 45 minuti ci riporta al
Colle San Carlo e quindi al parcheggio.

Permettetemi una riflessione che vorrei condividere con voi lettori.
Lungo la nostra escursione in questo magnifico ambiente naturale, ho raccolto e messo nel mio zaino alcune confezioni
di plastica usate, abbandonate e gettate sul sentiero, oltre a tappi di bottiglie.
Andando oltre il rispetto che ognuno di noi dovrebbe avere per la montagna e per la natura in generale, ho realizzato
questo cartello, che spiega e illustra i tempi della decomposizione dei rifiuti, che nel caso delle plastiche che ho raccolto,
vanno oltre i 1.000 (mille, avete letto bene) anni.

Ricordatevi che alle volte un gesto sbagliato, causa danni pazzeschi che neppure immaginiamo.
Cerchiamo di preservare i luoghi che frequentiamo e che sono sempre lì, ad aspettarci e ad accoglierci in tutta la
loro eleganza.

Si conclude una giornata magnifica, in un ambiente grandioso, con un panorama indescrivibile.
Il mio consiglio?
Andate al Colle della Croce: è stupendo!! 
Sotto tutti i punti di vista.

Relazione, fotografie e riprese video di: Michele Giordano e Andreina Baj

punta della croce


Note:
percorso di trekking molto panoramico, semplice, con un dislivello facilmente superabile e una salita sempre dolce,
mai faticosa.
La vista dal Colle della Croce e dalla Punta della Croce è semplicemente da favola.
Spazia dal Col Serena, al Colle Liconi, passando per tutta la catena del Monte Bianco per poi arrivare al
Piccolo San Bernardo e girare verso il Col d’Ameran e Becca Pouegnenta.

Si passa dall’attraversare magnifici boschi di larici, a camminare su sentieri, fino ad arrivare sulla cresta del colle
accanto a vecchie postazioni militari.

Un posto veramente incantevole.