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Forca D’Aurona 2.686 m. – Furggu Baumlicke (Italia – Alpe Veglia)
da quassù la vista sia sul versante italiano che sul versante svizzero è incredibile, con decine di vette e percorsi che
si disperdono all’orizzonte, per chissà quali destinazioni

forca d aurona alpe veglia


Località di partenza:
Ponte Campo 1.319 m.

Quota di partenza: 1.319 m.
Quota di arrivo: 2.686 m.
Dislivello: 1.367 m.
Posizione: Alta Val Cairasca – Alpe Veglia
Difficoltà: E / EE per il tratto che dai Pascoli d’Aurona sale alla Forca d’Aurona [scala livelli difficoltà]
Percorso: Ponte Campo – Alpe Veglia – Pascoli d’Aurona – Forca d’Aurona
Ore: 4h 40 minuti (percorso di salita) – 4h (percorso di discesa)
Periodo: da metà / fine giugno a fine settembre (previa verifica delle condizioni di innevamento)
e inaccessibile per molti mesi dell’anno
Attrezzatura richiesta: classica da trekking 
Discesa: per il percorso di salita

Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli

Benvenuti o bentornati sulle pagine del nostro sito.
Quello che descriviamo oggi è un gran bel giro di trekking in un posto poco frequentato che ci porterà sul
confine svizzero.

Vista, panorama ed emozioni sono assicurati.
La Forca d’Aurona permette l’accesso diretto alla Svizzera superando un colletto piuttosto ripido e accessibile solo
per pochi mesi all’anno.

La vista da lassù è molto aperta, sia sul versante italiano che sul versante svizzero.
C’è un bivacco, (senza nome….) e in condizioni precarie.
Ma andiamo con ordine.
Il meteo è bello, il cielo sereno, la temperatura è frizzantina (6°), con il passare delle ore si
arriverà a 16° e non c’è vento: condizioni ideali per la salita.

Oggi sono in compagnia di Daniele, collaboratore di questo sito che stiamo costruendo giorno per giorno
con costanza e impegno.

Il percorso di avvicinamento in auto all’Alpe Veglia, prevede di prendere l’autostrada A26 in direzione di Gravellona Toce e
andare verso il paese di Varzo, per poi salire lungo la strada stretta e tortuosa fino a San Domenico.

Successivamente proseguire sempre in macchina ancora per qualche minuto, fino a Ponte Campo dove la
strada termina.

A Ponte Campo si può parcheggiare in un ampio prato con una modesta cifra per l’intera giornata.
Inizia da qui, appena attraversato il ponte, il percorso di salita per l’Alpe Veglia.
La strada (superato il ponte), è un’ampia poderale che si addentra subito in un fitto bosco di larici che nel periodo
primaverile ed estivo si presenta verdissimo e con il classico profumo della resina dei pini.

Questa poderale denominata “strada per il Veglia”, è l’unica via di accesso all’Alpe Veglia partendo da Ponte Campo,
è una sorta di “traverso” lungo tutta la linea di una montagna molto ripida che termina nel torrente Cairasca.

Dalla poderale, se guardiamo verso il basso dove scorre il torrente Cairasca, restiamo impressionati dal salto nel
vuoto di decine e decine di metri.

Questo è il motivo per il quale dal mese di novembre, fino al mese di maggio, non è possibile salire in alcun modo
al Veglia, in quanto i ripidi pendii favoriscono la formazione di ampie e frequenti slavine lungo tutto il percorso.

La salita è continua fino alla Cappella del Groppallo, un piccolo edificio religioso a 1.723 m. di altitudine.
Da qui in poi la pendenza per raggiungere la Piana del Veglia è terminata, avremo percorso 400 metri di dislivello
e la strada prosegue su un falsopiano ancora per una quindicina di minuti, prima di arrivare all’ingresso della Piana.

Ingresso contrassegnato da una croce e da una staccionata in legno che funge da cancello sempre aperto, quasi un
accesso in paradiso, perché davanti ai nostri occhi si apre un immenso pianoro percorribile a piedi su mulattiera,
formando un grande anello.

Tutto attorno le imponenti cime delle Alpi, il Monte Leone, le pinete, i prati, i corsi d’acqua, i pascoli, diverse panchine
e alcuni minuscoli borghi.

Un’oasi di pace raggiungibile solo a piedi, preservata dal caos e dall’affollamento: un grande valore aggiunto.
Dalla Piana del Veglia bisogna tenersi sulla parte sinistra, camminando sull’ampia poderale per circa 10 – 15 minuti fino
ad arrivare in Località Isola 1.745 m. che raggiungiamo superando prima un ponte in cemento e poi l’albergo Monte Leone
con adiacente il piccolo mini-market.

Inizia qui a un bivio, dove troviamo una serie di cartelli in legno, il percorso di salita che ci porterà fino ai
Pascoli d’Aurona 2.200 m. e successivamente alla Forca d’Aurona – Furggu Baumlicke 2.686 m.

Sono le ore 8 della mattina, e ci addentriamo in un bosco di larici percorrendo una poderale che sale ripida per qualche
minuto, per poi condurci su un pianoro dove troviamo una decina di asinelli che pascolano in assoluta tranquillità.

Accanto agli asinelli c’è una fontana in pietra con acqua fresca, dov’è possibile riempire le borracce.
Da qui in avanti termina il bosco e si apre un falsopiano con un manto erboso molto esteso e piacevolissimo
da percorrere.

Il sentiero è ben marcato e davanti a noi all’orizzonte, lontana da qui oltre 3 ore 1/2, intravediamo la Bocchetta d’Aurona,
altra meta molto ambita ma contrassegnata con un livello di difficoltà EEA.

Sulla sinistra il Monte Leone e il suo ghiacciaio dal quale scende una lingua di ghiaccio purtroppo in forte ritiro,
sulla destra una serie infinita di creste che confinano con la Svizzera.

La salita su questo manto erboso non è particolarmente faticosa, ma costante.
Guardando indietro la Piana del Veglia diventa sempre più piccola.

Chiacchierando superiamo alcuni tronchi d’albero che ci permettono di attraversare agevolmente dei ruscelli e
dei corsi d’acqua.

Attorno a noi il silenzio, l’azzurro del cielo e i fiori: apprezzo questi luoghi per la loro tranquillità e la loro riservatezza.
Il sentiero è sempre ben marcato.
Dopo circa 40 minuti di cammino si abbandonano queste distese erbose e, superando due montagnette che
intravediamo man mano che proseguiamo, dopo altri 30 minuti ci porteremo in località Pascoli d’Aurona a 2.200 m.

I Pascoli d’Aurona si presentano nuovamente con una distesa ampia di prati e sono attraversati dal
torrente Rio d’Aurona.

Alla nostra sinistra troviamo circa 200 pecore al pascolo, mentre davanti a noi, accanto a un grosso masso,
compaiono alcune indicazioni su pannelli di legno “piuttosto vissuti”, che invitano a proseguire per raggiungere altre
ambiziose mete, quali la Bocchetta d’Aurona e la Cabane Monte Leone.

Noi invece prendiamo tutto a destra per la Forca d’Aurona – Furggu Baumlicke che da questo punto dista circa 1 ora 1/2.
Inizia qui il tratto di salita più impegnativo, che ci porta ad affrontare un dislivello di circa 500 metri per raggiungere il
colletto della Forca che vediamo in alto al confine con l’azzurro del cielo.

Il sentiero è ben marcato, sale a zig zag e i bollini bianchi e rossi ci assistono lungo la via.
Inizialmente camminiamo su un pendio erboso che man mano si alterna con pietre, per poi trasformarsi in
pietraia e sfasciumi.

Nonostante il mese di agosto inoltrato, troviamo ancora dei nevai, residui delle slavine invernali, ma il sentiero
passa accanto senza attraversarli.

Uno sguardo all’indietro ci conferma la pendenza del pendio.
I Pascoli d’Aurona appena lasciati sono oramai piccolini, mentre il Monte Leone iniziamo a vederlo non più dal basso
verso l’alto, ma quasi frontale.

Ben evidente un’ampissima morena decisamente più in basso rispetto al Ghiacciaio del Monte Leone.
Questa cosa dovrebbe far riflettere tutti sul grave e marcato problema del ritiro dei ghiacciai, che oramai è ampiamente
visibile a occhio nudo.

La morena della quale stiamo parlando, a oggi (siamo nell’anno 2021), dista dal ghiacciaio almeno un’ora 1/2 di cammino,
a testimonianza di quanto patrimonio idrico è oramai andato miseramente perduto.

Restano solo le pietre.
Una tristezza infinita e un problema gravissimo tuttora troppo sottovalutato e poco percepito, salvo fiumi di parole inutili.
La nostra salita, nel tratto finale del colletto (circa 10 minuti), prosegue accanto a una parete rocciosa, dove la pendenza
è notevole e il sentiero è formato prevalentemente da sfasciumi.

Ancora un ultimo sforzo ed eccoci arrivati alla Forca d’Aurona – Furggu Baumlicke 2.686 m., che bisogna immaginarla
come un piccolo terrazzino, dal quale abbiamo una vista strepitosa.

Da un lato tutta la catena delle alpi svizzere, con il Glishorn 2.525 m., il Fulhorn 2.678 m., e una serie infinita di
meravigliose vette, ghiacciai, nevai, percorsi, montagne e paesi.

Dal lato opposto tutto il versante italiano con il Monte Leone 3.552 m., il Pizzo Valgrande 2.529 m., i pendii che scendono
verso la Piana del Veglia, e anche qui una serie infinita di meravigliose montagne, percorsi, sentieri che vediamo risalire e
sparire per chissà quali destinazioni.

Che spettacolo. 
Uno scorcio di montagne straordinarie.

Accanto a noi su questo terrazzino con una staccionata in ferro parzialmente abbattuta dalla neve dell’inverno, troviamo
un bivacco in pietra che versa in condizioni non ottimali.

Non ha nome… non ci sono indicazioni, non è segnalato.
Apriamo la porta e vediamo un tavolo con due panche, un pò di disordine all’interno, alcune bottiglie d’acqua,
dei bicchieri di plastica appesi, alcuni abiti da lavoro, del filo di ferro arrotolato, un secchio……

Stranamente non troviamo i posti letto, sembra un pò tutto abbandonato, il pavimento è formato da tavole di legno
posizionate su pedane.

Abbiamo l’impressione che sia un ricovero per gli attrezzi degli operai, ma a questa altezza ci sembra anomalo.
Qui non ci sono strade, ma solo un sentiero di salita e uno di discesa.
Un peccato, perché una struttura in pietra come questa, andrebbe valorizzata maggiormente e utilizzata da escursionisti
per trascorrere qui la notte, anche solo per ammirare il tramonto o l’alba con la magia dei suoi colori.

Accanto al “bivacco” troviamo incisa su una pietra la “S” che indica il confine di Stato svizzero, e la lettera “I” che indica
il confine di Stato italiano, le stesse incisioni che abbiamo trovato anche al Passo di Boccareccio e al Passo della Rossa.

Un cartello indica che scendendo dal lato svizzero è possibile raggiungere il Rifugio Bortelhutten e altre due mete,
Wintrigmatte e Rothwald.

Ci fermiamo ad ammirare il posto.
Dalla parte del versante svizzero c’è ancora parecchia neve e un lago azzurro, in mezzo al bianco candido del
manto nevoso.

Scarso il passaggio di persone, in totale abbiamo visto 7 escursionisti in tutta la giornata.
Dopo una sosta di circa 2 ore di relax scendiamo nuovamente fino ai Pascoli d’Aurona.
Giunti ai Pascoli d’Aurona, c’è la possibilità di ritorno all’Alpe Veglia dallo stesso percorso di salita che abbiamo
fatto in mattinata.
In alternativa, attraversando un ponte di legno che passa sopra il torrente Rio d’Aurona, (percorso arancione sulla
mappa), è possibile fare una deviazione che porta al sempre al Veglia, ma da un’altra via.

Noi abbiamo optato per questa seconda alternativa.

Inizialmente si camminerà per circa mezz’ora su ampi e meravigliosi pianori erbosi attraversati da ruscelli
dall’acqua limpidissima che formano dei micro laghetti.
Il tutto a ridosso del Monte Leone.

Successivamente il sentiero incomincia a scendere verso il bosco di larici che attraverseremo e ci porterà a lambire il
Lago delle Fate, piuttosto piccolino.

Si giunge quindi alla Piana del Veglia considerando una tempistica di percorrenza dalla Forca d’Aurona di circa 2 ore 1/2.
Dalla Piana del Veglia si percorre tutta la poderale, per poi scendere verso Ponte Campo e raggiungere il parcheggio.
Noi abbiamo la fortuna di fermarci ancora qualche giorno in questo paradiso dell’Alpe Veglia, per poter fare altre
splendide escursioni in una zona veramente bella e ricca.

Il sole ancora caldo del tardo pomeriggio, ci permette una sosta su una panca di legno dalla quale ammiriamo i prati,
le mucche al pascolo, le operazioni di mungitura e l’azzurro del cielo che contrasta con il grigio del granito dei monti che
ci accerchiano.

Si chiude una giornata splendida, portando dentro di noi un ricordo magnifico.

Relazione, fotografie e riprese video di: Michele Giordano e Daniele Repossi


Note: lungo percorso di trekking partendo da Ponte Campo, ma estremamente appagante in luoghi poco frequentati e
di grande ricchezza naturale.

Dalla Forca D’Aurona – Furggu Baumlicke la vista sia sul versante italiano che sul versante svizzero è mozzafiato con
decine di vette che si disperdono all’orizzonte, riconoscibili solo con l’aiuto di una dettagliata mappa.

Luogo accessibile per pochi mesi all’anno e questo lo rende ancora più intrigante.