Monte Zeda 2.156 m. e Bivacco Pian Vadà
(Italia – Parco Nazionale della Val Grande)
trekking appagante e panoramico per tutta la tratta, che si snoda prima lungo l’ampia poderale della Linea Cadorna,
successivamente sul sentiero a mezza costa e infine si risalgono gli ultimi ripidi 400 m. che portano alla croce di vetta
Località di partenza: Passo Folungo 1.369 m. (Parco Nazionale Val Grande)
Punto intermedio: Bivacco Pian Vadà 1.711 m. (Parco Nazionale Val Grande)
Punto di arrivo: Monte Zeda 2.156 m. (Parco Nazionale Val Grande)
Quota di partenza: 1.369 m.
Quota di arrivo: 2.156 m.
Dislivello: circa 787 m.
Posizione: Parco Nazionale Val Grande
Difficoltà: E [scala delle difficoltà]
Ore: 2h e 30 minuti per il percorso di salita da Passo Folungo fino alla croce di vetta del Monte Zeda
e circa 2h e 10 minuti per il percorso di discesa che avviene sullo stesso tracciato dell’andata
Periodo: da metà maggio a metà ottobre (previa attenta verifica delle eventuali condizioni di innevamento
e stabilità del manto nevoso)
Attrezzatura richiesta: classica da trekking
Segnavia: n° R20
Rifiuti: ecco cosa bisogna sapere prima di abbandonarli
Il Monte Zeda è una delle cime più alte del Parco Nazionale della Val Grande, un luogo montano molto vasto
dall’aspetto impervio e selvaggio, racchiuso tra le montagne dell’Ossola, il Lago Maggiore e la Valle Cannobina.
Parliamo di una delle zone più selvagge ed estese delle Alpi, relativamente poco battuta, dove spesso i sentieri
sono mascherati dalla vegetazione che a causa dello scarso passaggio, si riappropriano del loro ambiente,
rendendoli poco visibili.
Questa caratteristica di “natura primitiva” non sempre così accessibile, e un pò inospitale, per noi, amanti delle zone
“poco frequentate”, ci ha intrigato parecchio e nel corso dei prossimi mesi, andremo ad approfondire alcune delle varie
escursioni in questa area così vasta.
L’avvicinamento in auto a Passo Folungo (1.369 m.), punto di partenza del trekking di oggi è piuttosto laborioso
e poco agevole.
Siamo sulla sponda occidentale del Lago Maggiore, e, dopo aver superato Verbania, si risale fino a raggiungere
Piancavallo (1.250 m.) percorrendo una strada asfaltata.
Da Piancavallo si prosegue fino in località Colle (o Alpe Colle), 1.238 m. dove il tratto asfaltato termina,
trasformandosi in strada sterrata.
Da Colle si prende la Strada Militare Cadorna e bisogna raggiungere Pian Puzzo (1.275 m).
Si prosegue in auto su un lungo tratto sterrato, stretto e piuttosto disconnesso fino all’Alpe Archia (1.354 m.),
dove noi consigliamo di parcheggiare.
E’ tuttavia possibile proseguire in auto fino a Passo Folungo (1.369 m.)
Ma attenzione, perchè la mulattiera è stretta, passa solo una macchina e (come nel nostro caso), se incontrare qualcuno
nel senso opposto di marcia, sarete costretti a lunghi tratti in retromarcia, per nulla agevoli.
Va considerato che a Passo Folungo il parcheggio è limitato a pochissimi posti (7 0 8 auto) e se già occupati
bisogna manovrare e tornare indietro.
Da Passo Folungo (finalmente a piedi), si prende la strada poderale che dolcemente risale con ampie curve,
formando un traverso su pendio e ci accompagnerà fino al Bivacco Pian Vadà.
Questa poderale è la Strada Militare Cadorna, costruita dai soldati insieme ad altre fortificazioni, durante
la Prima Guerra Mondiale, per tentare di fermare l’avanzata nemica, ed è la strada militare più elevata nei dintorni
del Lago Maggiore.
In zona non è raro trovare antiche fortificazioni e resti di vecchie trincee.
Volendo, da Passo Folungo è possibile salire utilizzando la “direttissima”, un ripido sentiero (che noi abbiamo percorso al ritorno),
e che “taglia” il tracciato della poderale.
Io vi consiglio di risparmiare le forze e la fatica per il tratto finale.
Infatti l’escursione di oggi, la possiamo dividere in due macro tratte (vedi mappa: percorso giallo e percorso rosso).
La prima tratta, (percorso giallo) risale gradualmente per circa 1h e 40 minuti il tracciato, mentre i 50 minuti restanti
(percorso rosso), saranno particolarmente ripidi e ci porteranno fino alla croce di vetta.
Mentre camminiamo in direzione del Bivacco Pian Vadà, è il panorama sulla Valle Intrasca che rapisce il nostro sguardo,
con un paesaggio meraviglioso sulle vallate e sul Lago Maggiore: una sorte di balconata sospesa, alla quale
aggiungiamo la rigogliosa natura selvaggia della Val Grande.
In circa 1h 1/4 si giunge al Bivacco Pian Vadà (1.711 m.), un edificio a due piani, equipaggiato con stufa a legna,
tavoli, panche e sgabelli.
Al piano superiore si trova la “zona notte” con 7 letti a castello e grazie a un sistema di pannelli fotovoltaici,
c’è la corrente elettrica.
Unica (a mio modesto parere) “nota stonata” è l’accesso a pagamento alla struttura, che avviene esclusivamente
prenotando sulla pagina dedicata del sito ufficiale dell’Ente Parco.
Il sistema automatizzato della pagina internet, mostrerà le date libere e le date indisponibili.
A pagamento effettuato (circa 90€ al giorno), sarà inviato un codice di accesso che digitato sulla tastiera posta
all’ingresso del bivacco, ne aprirà la porta.
Ma siamo in albergo a Milano o sul sentiero di montagna della Val Grande?
Non entro nel merito di questa gestione che però non condivido.
Tuttavia, frequentando la montagna assiduamente e da molti anni, la mia idea di “bivacco” è quella di una struttura
sempre aperta, accessibile e gratuita, per permettere all’escursionista di potersi riposare e rilassare gratuitamente
o ripararsi in caso di necessità, maltempo o emergenza.
Tutti i bivacchi che ho visitato (alcuni dei quali anche molto belli e di nuova concezione,
vedi il Bivacco Cosimo Zappelli e il Bivacco Beniamino Farello solo per citarne due), sono giustamente accessibili
in qualsiasi momento.
Al Bivacco Pian Vadà è presente un ricovero di emergenza sempre aperto, dotato di tre posti letto:
una “seconda classe” per chi non può permettersi l’accesso a pagamento…
La zona del Pian Vadà si trova in una posizione molto panoramica, lungo la Linea Cadorna, che nel nostro caso
ha rappresentato un punto intermedio.
Infatti il tracciato verso il Monte Zeda, prosegue e da ampia poderale, si trasforma in un sentiero, che a mezza costa
e praticamente in piano, in circa 20 minuti, raggiunge la base del salitone che porta alla croce di vetta.
Questi 20 minuti di sentiero, sono particolarmente piacevoli e rilassanti, e permettono di apprezzare vallate
che si accavallano una dopo l’altra.
Si arriva così alla base del salitone che conduce al Monte Zeda.
Inizia qui il tratto più impegnativo a livello fisico (vedi mappa, percorso in rosso).
Infatti i quasi 400 m. di dislivello, li andremo ad affrontare tutti adesso, su un sentiero ripido, sempre ottimamente
tracciato, che a zig zag con un andamento lento, risale la montagna, accompagnandoci verso la cima.
La croce di vetta, in ferro dal colore grigio scuro, è visibile solo nella fase finale della salita.
La fatica nel risalire gli ultimi 50 minuti, viene ampiamente ripagata da un panorama meraviglioso.
Ben visibili, soprattutto se la giornata è tersa, il Monte Rosa, parte delle Alpi Svizzere, il Lago Maggiore e una infinità
di creste della selvaggia e spartana Val Grande.
Beh, sedersi e ammirare lo splendore dal quale siamo circondati è una favola.
Da questa balconata naturale, si ammira una vasta zona del Parco Nazionale d’Italia meno esplorato in assoluto.
Non vi nascondo che la voglia di percorrere tutte quelle creste, andare a scoprire gli angoli più segreti e meno battuti
di questa immensa vallata è tantissima.
Bisogna però fare attenzione, perchè la Val Grande in molte zone è pochissimo frequentata e diversi sentieri
sono poco battuti e alle volte dimenticati.
Non è così remota la possibilità di perdere la traccia.
Ma questo spirito di avventura, se ponderato con attenzione e sicurezza, è una delle parti più affascinanti per chi ama
il trekking e le escursioni in montagna.
Il Monte Zeda da molti viene considerata come una delle vette più belle di questo immenso parco naturale.
A noi è piaciuta particolarmente.
Nel nostro caso, abbiamo sottovalutato le condizioni meteo, che segnalavano “l’ondata di caldo africano”,
ed essendo saliti a fine del mese di giugno, abbiamo patito parecchio una temperatura completamente inusuale
per questa altitudine, con quasi 30° in vetta.
Assurdo.
Inoltre, la zona (dall’inizio alla fine del tracciato) è tutta al sole, quindi la fatica e l’umidità, non hanno agevolato
la progressione.
Ma il premio ricevuto con il panorama di queste cime, ci ha ripagato e, felici come bambini, abbiamo sorriso,
allegri di essere arrivati fin quassù.
Alla croce di vetta, abbiamo posato uno dei sassi disegnati da Andreina.
Mentre percorriamo i sentieri, raccogliamo dei sassi dalle forme particolari, che una volta arrivati a casa vengono lavati,
spazzolati, dipinti e disegnati.
Nelle successive uscite di trekking, questi sassi sono da noi, nuovamente posati lungo i percorsi, per regalare un sorriso
a chi avrà il piacere di raccoglierli e custodirli come nostro “porta fortuna”.
Un gesto semplice e carino che abbiamo voluto sviluppare grazie alla capacità grafica e generosa di Andreina,
che ringraziamo per il prezioso contributo.
Il percorso di discesa è lo stesso affrontato in salita.
Si scende quindi dal sentiero che dalla croce di vetta porta fino al Bivacco Pian Vadà, e poi si prende l’ampia poderale
della Linea Cadorna per fare ritorno a Passo Folungo.
Tuttavia, poco dopo il bivacco, è possibile, com’è stato nel nostro caso, abbandonare la poderale e tagliare
per i ripidi (e meno frequentati) sentieri.
Panorama molto aperto e interessante dall’inizio alla fine del trekking, ulteriormente amplificato quando si arriva
alla croce di vetta.
Relazione e fotografie di: Michele Giordano e Andreina Baj
Note: escursione di trekking appagante e panoramica, che in circa 2h 1/2 partendo da Passo Folungo,
consente di arrivare alla croce di vetta del Monte Zeda.
L’avvicinamento in auto, in particolare nella tratta Pian Puzzo – Passo Folungo, non è agevole, la strada è sterrata
e soprattutto stretta.
Se incontrate qualcuno nel senso opposto di marcia, preparatevi a una lunga retromarcia.
Posti auto limitati.
Il Bivacco Pian Vadà è bello e ben tenuto.
Peccato che sia a pagamento con la porta chiusa: se non si conosce il codice, e non avete prenotato
sul sito internet dedicato, non si entra.
Una situazione piuttosto anomala e inusuale in montagna, che a noi non è piaciuta e da amanti del trekking,
ci permettiamo di contestare.
La Val Grande, con la sua immensa estensione spesso selvaggia e poco battuta è particolarmente intrigante.



